Io sospetto una diversità di livello nel mar Rosso che tende progressivamente al suo disseccamento. Si è creduto apocrifo o erroneo il livello fatto dagli antichi geografi, che trovarono il mar Rosso più elevato che quello del Mediterraneo: ma io inclino a credere che tale veramente fosse la bisogna negli antichi tempi, e che al presente il mar Rosso trovisi di già al livello del Mediterraneo, e fors'anche più basso.

La rapida progressione con cui il mar Rosso si ritira, mentre il Mediterraneo sembra essere stazionario, o retrogradare più a rilento, mi ha già da lungo tempo fatto credere a questa diversità di livello tra i due mari, indipendentemente dalla differenza più generale dovuta all'accumulazione delle acque in certi punti; lo che fa che la superficie dei due mari forse non coincide con quella che si suppone alla sferoidità terrestre. Ma questo non è il luogo di sviluppare una questione che ci porterebbe troppo lontano, e che tratteremo di proposito in altro luogo. Qui ci limiteremo ad indicare soltanto alcune più notabili osservazioni.

Nel luogo detto el-Wadjik sopra la costa d'Arabia, è un banco, la di cui superiore superficie trovasi elevata ventiquattro in trenta piedi sopra l'attuale superficie del mar Rosso; la sua larghezza media è di dugento tese sopra alcune migliaja di tese di lunghezza, lungo le sinuosità della costa. Questo banco è unito alla terra ferma, che è più elevata; la sua superficie è perfettamente piana; dalla parte dell'acqua è tagliato perpendicolarmente in maniera che rappresenta assai bene la piattaforma di una fortezza.

Dopo avere esaminati li zoofiti che compongono questo banco, parvemi ch'essi fossero di recentissima formazione relativamente alle grandi epoche della natura: egli è pure evidente che questo banco si formò sott'acqua; e siccome io non conosco sulle rive del Mediterraneo un monumento di così recente ritirata, ne conchiudo che all'epoca della formazione di questo banco, la superficie del mar Rosso forse si trovava più elevata di quella del Mediterraneo, mentre attualmente trovasi allo stesso livello, e fors'anche più bassa.

La forma del mar Rosso lunga e stretta tagliata da tanti banchi, scogli ed isole, rende necessariamente più difficile la propagazione delle alte maree, come fu giudiziosamente osservato dal viaggiatore Niebuhr. Il vento quasi intermittente dal N. e dal N. E. per nove mesi dell'anno, deve contribuire alla sortita delle acque in tempo della bassa marea, mentre è anch'esso un ostacolo alla propagazione delle alte maree. Questa propagazione si fa ogni giorno più difficile in ragione dell'impietrimento attivo che sembra dover colmare il bacino del mar Rosso, colla rapida formazione di nuovi banchi, e di nuove isole, ostacoli novelli aggiunti agli altri che già opponevansi alla libera circolazione delle acque. L'evaporazione del mar Rosso dev'essere assai più forte che nel Mediterraneo, e per la diversa temperatura e latitudine, e pei deserti che lo circondano da ogni lato, e che seccando l'aria la rendono più atta ad assorbire i vapori. Dall'altra parte il mar Rosso non riceve, per così dire, una goccia d'acqua dalle terre vicine, perchè non sorte alcun fiume dalle coste dell'Arabia e dell'Affrica, tranne alcuni torrenti nelle stagioni piovose. Quindi può dirsi che nel corso dell'anno il mar Rosso perde una maggiore quantità d'acqua di quella che riceve dalle maree dell'Oceano. Altronde le più gagliarde correnti portano d'ordinario a S. E., cioè verso l'imboccatura di Babelmandel. A queste cause si aggiugne la differenza della forza d'attrazione planetaria in ragione del movimento dell'asse dell'ecclittica, e della situazione dell'orbita della terra, che è nel suo perièlio nel solstizio d'inverno; lo che deve produrre un ammassamento di acqua in certi luoghi. Finalmente devonsi calcolare molte circostanze per la soluzione del problema, che procureremo di svolgere in un'apposita opera.

Gli arabi custodiscono gelosamente come un segreto la navigazione del mar Rosso; e temendo che gli Europei non s'invaghiscano di appropriarsela, fuggono, per quanto è loro possibile, di avere con essi diretta comunicazione, onde non si avvedano del lucroso commercio di questo mare. Questo timore è la principalissima cagione delle avarìe che si fanno soffrire agli Europei sulle coste dell'Arabia. Anche un capitano inglese dipendente dal console Petrucci, che pure aveva l'intima confidenza del sultano Sceriffo, non potè sottrarsi che colla forza ai cattivi trattamenti degli Arabi.

Io sono di sentimento che le nazioni europee che tengono stabilimenti nel Mare Indiano potrebbero aprirsi pel Mar Rosso una linea di comunicazione, che non sarebbe difficile ad ordinarsi per mezzo di agenti stabili a Moca, a Djedda, a Suez, ed al Cairo.

Due dì dopo il mio arrivo a Suez una carovana partita pel Cairo fu attaccata sulla strada dai Badovini. La carovana si difese; ed ebbe due uomini feriti, e sei cammelli presi dagli assassini. Noi aspettavamo la venuta del gran Scheik Dìidid, che doveva arrivare del Cairo con un corpo di truppe per iscortare la nostra carovana incaricata di trasportare al Cairo il carico della flottiglia. Era prevenuto che col di lui mezzo mi sarebbero stati spediti alcuni cavalli, ma seppi in appresso ch'era partito per l'alto Egitto onde ridurre al dovere alcuni Arnauti ribellatisi al pascià Mehemed Alì.

Essendo giunta a Suez un'altra carovana di sette in ottocento uomini, ed altrettanti cammelli compresi i soldati e pellegrini turchi di Djedda, risolvemmo di partire insieme, non però senza qualche sospetto ancora, perchè tale unione presentava forze inferiori alla presente situazione del paese. I capi ed altri impiegati di Medina, ed alcuni grossi negozianti di Djedda e del Cairo, dovevano pure ingrossare questa carovana.

Viaggio al Cairo.