Nel precedente giorno aveva ordinato di riempire i miei grandi otri dell'eccellente acqua di El-Wadi: ma quando si scaricarono i cammelli mi accorsi che non ve n'avevano che quattro di pieni. Chiesi al capo della carovana quando potrei trovare acqua bevibile; ed egli mi rispose che non ne troverei che ad Aaerisch, lontano quattro giorni di viaggio. In quell'istante mi si presentò all'immaginazione l'accidente del 4 agosto 1805 nel deserto della Sahara; onde trovandomi di nuovo in mezzo ad un deserto senza sufficiente provvisione di acqua, non fui padrone d'un primo impeto di collera, e sguainata la spada, mi volsi contro le mie genti. Tutti i viaggiatori e lo stesso Scheik condottiere dalla carovana, vedendomi preso da tanto furore, si buttano a terra. Questo commovente spettacolo disarma la mia collera; ma nell'agitamento in cui mi trovava, volendo rimettere la sciabla nel fodero, la mano si svia, e conficco il ferro nella parte superiore della mia coscia sinistra alla profondità di nove linee. Accortomi appena della ferita rimisi con più moderazione la sciabla nel fodero; ed entrato nella mia tenda, mi trovai inondato da un torrente di sangue, che parvemi uscire da una arteria. Feci subito recare la mia spezieria, e dopo aver lasciato uscire alquanto di sangue, lavai la ferita con acqua fredda, poi riempiendola di balsamo cattolico vi posi sopra un grande piumacciuolo di filaccie inzuppate nello stesso balsamo, e con tre bende feci una fasciatura che montava fin sopra le reni per assicurare il piumacciuolo contro qualunque accidente. Mi posi a letto per riposarmi, e la carovana volle per mio riguardo fermarsi fino all'indomani. In questo infausto giorno morì uno de' miei cammelli.

Mercoledì 8.

Alle quattr'ore del mattino, trovandomi in buono stato, e quasi non mi accorgendo della ferita, montai a cavallo colle debite precauzioni, e partii colla carovana dirigendoci al N. E.

Si fece alto la sera alle cinque ore e mezzo in un luogo detto Barra. La mia ferita non mi dava verun incomodo, e la scena che la cagionò produsse almeno il buon effetto di far rispettare le mie provvisioni.

Giovedì 9.

La carovana riprese il cammino alle quattr'ore, e tenendo sempre la direzione di N. E. giunse alle otto ore al villaggio abbandonato di Catieh, ove sonosi molte palme ad un pozzo di acqua bevibile, presso al quale i Francesi avevano fatta una fortezza, che ora più non esiste. Si tornò a mettersi in viaggio alle tre ore e mezzo, e poco prima delle sette si alzarono le tende ad Abouneïra, ove trovasi un pozzo.

Venerdì 10.

Questo giorno si avanzò nella direzione di levante, si fece alto a nove ore a Dienadel, ove scopersi il mare Mediterraneo a non molta distanza, ed alle sei ed un quarto la carovana si fermò ad Abudjilbana.

Sabato 11.

Nella carovana eranvi già molte persone alle quali incominciava a mancare l'acqua; onde si affrettava possibilmente il viaggio. Mentre io dormiva, alcuni Turchi entrarono nella mia tenda, che stava aperta onde dar passaggio all'aria, per levarmi la mia acqua, ma vedendomi addormentato rispettarono il mio sonno, e ritiraronsi senza prenderne. La notte si fece alto a Messaoudia in riva al Mediterraneo, ove trovansi molti pozzi d'acqua bevibile.