La popolazione di Gaza è formata di una mescolanza di Arabi e di Turchi; e perchè posta sulle frontiere del deserto, gli Arabi sono di tutte le nazioni, delle Arabie, dell'Egitto, della Siria, dei Fellahs, dei Bedovini, ec., e tutti conservano le proprie costumanze degli abiti e di tutt'altro. In Gaza non ho quasi veduta alcuna donna, perchè sono più riservate che nell'Egitto e nell'Arabia: a fronte di ciò il mal venereo è un mal comune in questo paese, e molti mi chiesero s'io avessi qualche rimedio per questa crudele malattia.
La città è governata da un Agà Turco, la di cui autorità stendesi anche sul territorio sotto gli ordini dell'Agà di Jaffa; esso pure dipendente dal Pascià di s. Giovanni d'Acri.
Il governatore di quel tempo era Moustafà Agà, uomo di buon carattere, da cui ricevetti mille cortesie. Il clima di Gaza è caldo in modo che il termometro all'ombra d'ordinario segnava 37 gradi di Reaumur. Gaza è distante mezza lega dal mare, una giornata e mezza da Jaffa, e due assai lunghe da Gerusalemme.
Io soggiornai qualche tempo a Gaza per terminare la guarigione della mia ferita ch'era omai chiusa il giorno 19 di luglio, quando partito a cinque ore e mezzo del mattino senza carovana, dopo mille ravvolgimenti in mezzo a giardini ed alle piantagioni d'ulivi, mi trovai ad un'ora e mezzo in aperta campagna nella direzione di E. N. E. Poichè ebbi fatto colazione alle otto in un villaggio posto al di là d'un piccolo ponte, continuando il viaggio a N. E., mi fermai ad un'ora e mezzo nel villaggio di Zedond.
Tutti i villaggi di questa contrada sono situati sopra alture; hanno le case assai basse, coperte di stoppia, e circondate da piantagioni di ulivi e da bei giardini. Quanto parevami nuova questa maniera di viaggiare! Avvezzo com'io era da lungo tempo ad attraversare i deserti con numerose carovane, provai questo giorno le più grate sensazioni non avendo meco che tre domestici, uno schiavo, tre cammelli, due muli, il mio cavallo, ed un soldato turco di scorta; mi trovavo alla fine in terreni coltivati, incontrava di tratto in tratto villaggi e casali abitati; il mio sguardo poteva sempre fermarsi con piacere sopra variate piantagioni; e di quando in quando incontrava degli uomini che viaggiavano a piedi o a cavallo, e quasi tutti vestiti, talchè parevami d'essere in Europa. Ma gran Dio! qual pensiero veniva a mischiare la sua amarezza a così dolci sensazioni! Lo confesserò poichè l'ho provata: entrando in questo paese, circoscritto da proprietà individuali, il cuore dell'uomo s'impiccolisce e resta compresso. Io non posso volgere gli occhi, non posso fare un passo senz'essere subito fermato da una siepe che sembra dirmi; Alto là, non oltrepassare questo limite; la mia anima si abbassa, mi si rilasciano le fibre, m'abbandono mollemente al movimento del cavallo, più in me non sentendo quello stesso Ali Bey, quell'Arabo che pieno d'energia e di fuoco slanciavasi in mezzo ai deserti dell'Affrica e dell'Arabia, come l'ardito navigante che si abbandona alle onde d'un mar tempestoso, colla fibra sempre tesa, e collo spirito preparato ad ogni avvenimento. Non è a dubitarsi che la maggior felicità dell'uomo non sia quella di vivere sotto un governo ben organizzato, che col prudente uso della forza pubblica, assicura ad ogni individuo il pacifico godimento della sua proprietà: ma sembrami altresì che quanto si guadagna in sicurezza ed in tranquillità, si perda in energia.
Il suolo attraversato questo giorno è composto di colline ondeggiate, coperte di ulivi, e di piantagioni di tabacco, che allora fioriva.
Lunedì 20.
Partii ad un'ora e mezzo del mattino prendendo la direzione di N. N. E., poi di N. E., e non molto dopo incontrai una carovana con carico di sapone e di tabacco che andava da Nablous al Cairo.
Attraversando il villaggio di Iebui vidi molte donne col volto scoperto, e tra queste alcune assai belle. Chiesi se erano cristiane, e mi fu risposto essere musulmane, e che le Fellahis, ossia paesane del contorno, non usavano di coprirsi il volto. Quale corruzione di costumi!
Di qui m'internai tra montagne coperte di boschi, ove mi trattenni alquanto per far colazione; indi ripiegando a N. O. entrai alle dieci ore in Jaffa.