Tutto il paese ch'io vidi della Palestina e terra promessa da Khanyounes fino a Jaffa è formato di belle colline rotonde ed ondeggiate, coperte di un terreno grasso somigliante alla belletta del Nilo, ridente della più rigogliosa vegetazione. Ma non vidi un solo fiume in tutto il distretto, una sola fontana. Secchi erano i torrenti che attraversai, ed il paese non ha altra acqua per bevere e per innaffiare la terra che quella delle pioggie e dei pozzi, che per altro è molto buona. Tale è la cagione delle frequenti carestie ricordate dalla storia di queste contrade.
È cosa notabile che tutti i luoghi abitati ch'io vidi nell'Arabia, sono posti in fondo alle valli, e che tutte le città, borgate e villaggi della Palestina trovansi sopra qualche altura. Potrebbe ascriversi tale diversità alla rarità delle pioggie in Arabia, ed alla loro frequenza nella Palestina.
Questa provincia abbonda di selvaggiumi; e le pernici che incontransi attruppate, sono così grasse e pesanti che basta avere un bastone per prenderle: ma vi s'incontrano altresì in grandissimo numero le lucertole, i serpenti, le vipere, gli scorpioni, ed altri insetti velenosi. A questi incomodi animali si aggiungono le mosche d'ogni specie e così copiose, che i cavalli, i muli, i cammelli ne sono fieramente molestati. Ma che dirò delle formiche? Figurisi un vasto formicajo sopra l'estensione di tre giorni di cammino; e questa è la sola idea ch'io posso dare di ciò che vidi. La strada è tutta coperta di questi animaletti che vanno e vengono in tutti i tempi occupati dei loro giornalieri travagli.
Tra i villaggi da me veduti lungo la strada non doveva ommettere quello di Askalan, patria del celebre Erode.
Sortii di Jaffa il mercoledì 22 luglio alle due dopo mezzo giorno. Alle tre ore passai pel villaggio di Nazouv, e lasciandone diversi altri a destra ed a sinistra giunsi a Ramlè in sulle cinque ore della sera.
Il suolo è perfettamente eguale a quello attraversato il giorno 20.
Ramlè, che i cristiani dicono Ràma, è una città di circa duemila famiglie. La gran moschea è un'antica chiesa greca che conserva ancora un'alta bellissima torre.
Fui alloggiato in una gentile moschea, ov'è il sepolcro d'Aayoub-Bey, Mamelucco, che fuggito d'Egitto in tempo dell'invasione Francese, morì in questa città.
Alle nove ore della stessa sera ripigliai la strada, ed attraversando la città trovai molti degli abitanti uomini e donne riuniti in una piazza illuminata da molte fiaccole, e che danzavano al suono di varj istromenti. Questa unione dei due sessi in una città musulmana mi riuscì oltre modo spiacevole.
Appena uscito di città m'internai tra le montagne, ove fui costretto di sormontare scoscese rupi. Giunto sulla maggiore sommità alle due ore e mezzo del mattino, mi vidi circondato di nubi, e di nebbie staccate, che col chiarore della luna, e gli spaventosi precipizj che mi circondavano, formavano un imponente magnifico quadro.