Riposatomi un istante nel villaggio di Daria posto entro ai giardini di Damasco, giunsi poco dopo mezzo giorno alle prime case della città dagli Arabi detta Scham.

Il viaggiatore che si avvicina la prima volta a Damasco crede di vedere un vasto campo di tende coniche; ma avvicinandovisi davvantaggio trova che queste tende altro non sono che un'infinità di cupole, che servono di tetto a quasi tutte le camere delle case nei sobborghi esteriori della città. Queste cupole e per la forma e per la grandezza loro rassomigliano perfettamente alle colombaie d'Egitto di cui si è parlato in addietro.

Le case dell'interno della città formate di più solidi materiali hanno d'ordinario due piani, ed il tetto piatto come nelle città dell'Affrica, avendo egualmente poche finestre e piccolissime porte, e la facciata senza ornati: ciò che unito al silenzio che regna nelle contrade dà alla città un aspetto tristo e monotono. Le strade sono ben selciate con marciapiedi assai elevati da ogni banda, di sufficiente larghezza, ma non livellati.

Credesi in paese, che Damasco abbia quattrocentomila abitanti: ma io sono di sentimento che, compresi anche i sobborghi, non ecceda di molto i dugento mila, tra i quali contansi ventimila cristiani cattolici, cinquemila scismatici, ed altrettanti giudei: al contrario delle altre città del Levante che per lo più hanno maggior numero di scismatici che di cattolici.

La maggiore moschea è un estesissimo edificio, in faccia al quale trovasi un magnifico serbatojo d'acqua, con una fontana di venti piedi di getto. Il caffè presso alla fontana è sempre pieno di oziosi. Sonovi molte altre moschee che non meritano d'essere descritte.

Damasco, siccome le altre città musulmane, non ha piazze pubbliche. L'uso di lasciare grandi spazj vuoti in mezzo alle città per renderle ariose e belle, è affatto ignoto ai musulmani; forse perchè dovendo provvedere al più urgente bisogno di temperare gli effetti d'un sole sempre ardente, pensarono soltanto a non dare troppa ampiezza alle strade, onde più facilmente poterle coprire colle frascate. Per altro a Damasco trovansi poche contrade abbastanza larghe, specialmente intorno al palazzo del Pascià, chiuse in modo dalle altre case, che non se ne vede che la maggior porta. In faccia al palazzo del Pascià trovasi il Kaala, fortezza che può esser utile a tenere in freno la popolazione; affatto inutile per la difesa della città.

I commestibili e le mercanzie d'ogni genere si vendono nelle botteghe poste ai due lati delle strade, che chiamansi Bazar, o Zok; alcune delle quali sono riccamente provvedute. Quale diversità fra questi abbondanti magazzini, e le povere e piccole botteghe del Cairo, di Fez e di altri luoghi, ove pare che il negoziante esponga suo malgrado gli oggetti che vuol vendere?

A Damasco le botteghe rigurgitano, per così dire, di mercanzie, e specialmente di seterie, di belle tele dell'India e della Persia; ma più di tutto di tele fabbricate in paese. Contansi a Damasco più di quattromila famiglie di fabbricatori di stoffe di seta e di cotone: ma non vi si fabbricano tele di lino, che non viene coltivato nella provincia.

Nel nuovo magnifico bazar che si fabbrica adesso di fronte al reraya, vi ho veduto un orologiaio arabo che faceva degli oriuoli da tavola.

I principali rami del commercio di Damasco sono le seterie, e i fornimenti da cavallo, facendosi delle prime un estesissimo consumo nella Turchia, nell'Egitto, nell'Affrica e nell'Arabia; e de' secondi dagli arabi de' vicini deserti di Bagdad, e di Medina, che non hanno altro favorito mercato per tali oggetti che quello di Damasco.