Si contano dugento negozianti molto accreditati, tra i quali i due più ricchi sono Sckatti, Mehemet Sua, a cadauno dei quali si attribuiscono in circolazione quattro o cinquemila borse (cinque milioni di franchi).

Il commercio si fa d'ordinario colle carovane, di cui le più considerabili sono tre: 1.º quella della Mecca maggiore d'ogni altra, che faceva il viaggio una volta all'anno; ed ora da qualche tempo sospesa per l'invasione de' Wehhabiti[1]: 2.º quelle di Bagdad che vengono a Damasco tre o quattro volte all'anno scortate da oltre duemila cinquecento persone armate: 3.º Le carovane d'Aleppo che partono d'ordinario due o tre volte al mese, e rimangono dodici giorni nel viaggio, quando un corriere montato sopra un dromedario fa questo viaggio in tre giorni. Contansi ancora varie altre minori carovane che ogni giorno arrivano o partono per Beruti, Tripoli di Siria, Acri, ed altri luoghi.

A fronte della eccessiva loro abbondanza i viveri si vendono in Damasco a più alto prezzo che altrove; e ciò a cagione del moltissimo numerario che vi condensa la straordinaria attività del suo commercio.

I principali prodotti del suolo sono formento, orzo, canape, uva, meschmesch, specie d'albicocca che si fa seccare, pistacchj ed ogni qualità di frutti. Poca, ma bellissima è la seta che vi si raccoglie, ed il rimanente che manca al consumo delle sue fabbriche s'importa dai vicini paesi, come pure tutto il cotone, che non si coltiva nel territorio di Damasco. Benchè il raccolto del mèle sia abbondantissimo, gli abitanti non appresero ancora a lavorare la cera; non sapendo fare che cattive candele gialle. Riceve lo zucchero dall'Egitto e dall'Europa, e tutto il riso dall'Egitto.

La fertilità del terreno è tale, che gli abitanti non ricordano veruna cattiva annata. Perciò gli agricoltori trovansi generalmente nell'agiatezza, quantunque aggravati da enormi tasse, e dall'arbitrario mantenimento delle truppe.

Il clima di Damasco è piuttosto dolce, non essendo troppo freddo d'inverno, e venendo i calori dell'estate temperati dalla freschezza delle acque, dalle ombre degli alberi, dalla disposizione delle case, ec. Alcuni anni nevica ancora in Damasco; ogni anno sulle vicine montagne. I più ordinarj venti sono quelli di levante e di ponente, ma senza periodo determinato. Da aprile fino al novembre piove rarissime volte; e regolari e moderate sono le pioggie degli altri mesi, e sempre portate dai venti occidentali. Lo scioglimento delle nevi sulle montagne incomincia in aprile e talvolta in marzo; ma la sommità delle più alte ne rimane sempre coperta; lo che procura a Damasco l'abbondanza del ghiaccio a moderati prezzi tutto l'anno.

Mi si faceva credere che incomodo riuscisse il soggiorno di Damasco per la copia delle cimici, delle pulci e delle zanzare; ma io ne vidi pochissime; e solo mi furono moleste le morsicature assai dolorose dei tafani indigeni di questo paese.

Pochissimi e poco velenosi sono i serpenti e gli scorpioni.

I muli e gli asini non sono più buoni di quelli dell'Egitto, e rispetto ai cavalli io mi sono procurate le seguenti notizie. Sei sono le più conosciute razze; la prima detta djelfè trae la sua origine dall'Arabia felice, ossia dell'Ieman: cavallo maraviglioso al corso, e nelle battaglie; agilissimo, pieno di fuoco, instancabile e sofferente oltre ogni credere della sete e dalla fame; non pertanto docile come un agnello, senza collera, e che nè spranga, nè morde mai. Conviene però nudrirlo scarsamente, e tenerlo continuamente esercitato. È alto di taglio di groppa, ha il collo sottile, e le orecchie piuttosto lunghe. Non può dirsi questo il più bel cavallo, ma è incontrastabilmente il migliore. Un cavallo perfezionato di questa razza, vale a dire di due in tre anni, costa per lo meno duemila piastre turche.

La seconda razza detta seclàoui è indigena della più orientale regione del deserto. È in tutto somigliante alla precedente; tranne pel luogo della nascita; imperciochè i più esperti conoscitori li distinguono a stento, ed uguale ne è il valore, quantunque si preferiscano i cavalli della prima razza.