La carovana con cui io viaggiava era formata di circa trecento bestie da carico, muli, cavalli, cammelli ed asini, e quasi tutti di Aleppo. I muli senz'avere una vantaggiosa statura, sono forti e coraggiosi, onde difficilmente si distinguerebbero senza le grandi orecchie che portano sempre diritte. I muli e gli asini sono ordinariamente neri, e cercano sempre di sorpassarsi l'un l'altro nel cammino. Eranvi tra i molti passaggieri della carovana molte donne, e fanciulli d'ambo i sessi.

Dietro le informazioni ch'io mi procurai, seppi che Taraboulous, o Tripoli, trovasi quasi esattamente all'ouest di Kara; lo che coincide pure colla mia stima geodetica. Una giornata al di là verso l'ouest-sud-ouest è situato Baàlbek, città grande, ma ruinata. In distanza di una lega all'ouest trovasi il fiume Caftara, che perdesi in un lago; ed a tre giornate di cammino all'est giace Tadmor, o Palmira, un tempo doviziosa e celebre città, che ora conta appena cinquecento famiglie. Andando a Palmira si arriva il primo giorno al villaggio di Haouarìnn, il secondo a Karìtèìun. Gli arabi d'Anaze due giornate lontani da Kara dalla banda di sud-est, spingono il loro dominio e le scorrerie fino a Palmira.

Mercoledì 2.

La carovana partì alle tre ore e mezzo del mattino, prendendo una strada che attraversa alcune montagne nella direzione di N. ¼ N. E., ed alle sei ore si passò in mezzo ad un gruppo di case dette Kalaat-el-Bridj. Due ore dopo arrivammo in una gola creduta pericolosa, onde tutti gli uomini armati della carovana salirono sulle alture che fiancheggiano la strada, e vi rimasero finchè la carovana si trovò tutta in sicuro. Poco dopo essere usciti da questa gola trovammo un khan quasi affatto ruinato, ed a breve distanza il villaggio di Hassia, ove entrammo alle nove ore e tre quarti del mattino.

Tutto il paese da Damasco fino ad Hassia è affatto deserto, e questa miserabile borgata non ha che alcuni piccoli orti.

Giovedì 3.

Partiti da Hassia avanti la mezza notte, giugnemmo ad Homs alle otto e mezzo del mattino. Attraversammo una montagna quasi perfettamente rotonda, dalla cui sommità circoscritta a mezzo giorno dalla catena delle alte montagne del Libano, scopersi un estesissimo orizzonte. Tutto il paese è deserto, ma cominciavamo a vedere un terreno rossiccio, fangoso, diverso da quello de' precedenti giorni, e coperto di arbusti in questa stagione disseccati. Questo terreno potrebb'essere ridotto a coltura. Allo spuntar del sole ci trovammo avviluppati improvvisamente da una densa nebbia, che dopo dieci minuti si dissipò colla medesima celerità.

In queste contrade le donne, in sull'esempio degli uomini, sono provvedute d'una pipa lunga circa quattro piedi. Questo giorno ne vidi una fumare con tutta gravità sul suo cavallo. Aveva il volto affatto scoperto, e mostrava l'età di diciotto in vent'anni: benchè bella come un angelo, l'uso della pipa la rendeva ai miei occhi deforme.

Homs è una ragguardevole città popolata da venticinque in trentamila musulmani, e da trecento cristiani. Contiene molte moschee con altissime torri sottili all'usanza turca, due chiese cristiane di greci scismatici, ed una siriaca, diversi bazar, o mercati ben provveduti di mercanzie, ed assai frequentati, alcuni caffè molto frequentati, un alcaïsseria considerabile di stoffe di seta, un gran khan, e varj altri più piccoli. Le strade sono regolarmente lastricate; ma le case quantunque fatte di sassi hanno un aspetto lugubre pel loro color nero. Infine Homs ha tutti i requisiti di una gran città.

Gli abitanti fanno un commercio attivissimo. Il paese produce molto frumento, ma importa l'olio dalle coste, ed il riso dall'Egitto. In distanza di mezza lega della città scorre il fiume Wad-al-Aassi che è l'antico Oronte, dal quale derivansi le acque che servono all'innaffiamento dei giardini della città.