Si riprese il cammino alle tre e mezzo della sera. Due strade conducono da Marra ad Aleppo; ma trovandosi la principale occupata dalle truppe d'un antico pascià d'Aleppo, colle quali i miei Arabi non volevano incontrarsi, si preferì la strada meno frequentata a traverso di un deserto.
Mercoledì 9 settembre.
Oscurissima era la notte; ed il suolo bagnato di rugiada appariva così nero, che nulla distinguevasi alla distanza di dieci passi. Io mi trovava in testa alla carovana con otto o dieci Arabi armati a cavallo, avendo sempre sotto i miei occhi il mulo che portava le mie carte, di cui mi riservava la custodia in tempo di notte. Camminavamo così ordinati quando alle due ore e mezzo del mattino scoprimmo innanzi a noi in distanza di soli venti passi una truppa d'uomini a cavallo. Non eravamo più in tempo di dare a dietro, o di fermarci. Subito io grido; fuor di qui, fuor di qui. I Bedovini rispondono colle medesime parole, e noi avanziamo colla sciabla alla mano. Il mulo che portava le mie carte trovavasi di già in mezzo alla truppa nemica; molti uomini armati della carovana mi raggiungono; ed uno che trovavasi alquanto addietro di me, tira una fucilata all'azzardo, ed io sento fischiare la palla a diritta. Tutto ciò si eseguì in un istante. I Bedovini vedendo la nostra risolutezza, si ritirarono, salutandoci senza tentar nulla. Erano venti uomini all'incirca armati soltanto di lancia.
Alle quattro e mezzo del mattino si prese riposo presso la sponda d'un canale, ov'erano alcune fattorie, nelle quali battevasi il grano.
Ripostici in cammino alle dieci ore, attraversammo alcune colline calcaree coperte di piantagioni di ulivi, ed alle tre dopo mezzogiorno si entrò in Aleppo.
Questa città detta dagli Arabi Hàleb è stata tante volte descritta, che tutto quanto io ne dicessi non potrebb'essere che una ripetizione di ciò che tutti sanno; perciocchè trovandosi assai frequentata da tutte le nazioni commercianti, viene ad essere conosciuta come una città d'Europa: mi limiterò dunque a dire che racchiude molti belli edificj, e quantità di marmi d'ogni specie; che bella è la grande moschea senza essere magnifica; che le strade sono assai ben lastricate; ed i bazar coperti di portici a vòlto, illuminati da frequenti abbaìni: che però i bazar di Damasco sono più ricchi, e meglio provveduti; che in settembre il caldo fu insoffribile fino all'equinozio; e finalmente che allora sulle montagne all'O. vi fu una gagliarda burrasca, dopo la quale l'atmosfera si rese temperata. In Aleppo vedesi la bizzarra mescolanza dei cappelli appuntati colle lunghe vesti orientali.
In tutto il tempo che rimasi in Aleppo mi trovai talmente ammalato, che non potei quasi occuparmi dei più piccoli affari
CAPITOLO L.
Viaggio a Costantinopoli. — Antiochia. — Targo. — Monte Tauro. — Arco trionfale. — Orde di pastori della Turcomania. — Maniera di viaggiare in Turchia. — Città di Konia. — Assiom Karaïssar. — Kutaïeh. — Catena del monte Olimpo. — Scutari. — Ingresso in Costantinopoli.
Il Sabato 26 settembre sortii d'Aleppo allo cinque ore del mattino, seguìto soltanto da uno schiavo, da un tataro, da alcuni mulattieri, e da cinque fucilieri di scorta.