Camminando all'O. con una dolce inclinazione al N. entrai in un paese alto e deserto, tutto composto di roccia calcarea. Giunto alle otto ore presso ad un piccolo casale, congedai i cinque soldati, perchè ad una certa distanza da Aleppo non si corre più pericolo di essere spogliati dai Bedovini, o da altri ladri che sogliono aggirarsi ne' contorni della città.

In questo luogo vedesi accanto alla strada uno scavamento perpendicolare di forma quasi ellittica di un diametro maggiore di trenta piedi, e di quaranta di profondità. A metà circa della sua profondità trovasi una galleria che gira tutto all'intorno, lungo la quale sonovi le aperture di varie caverne. Credono i musulmani essere questi i resti di una città sommersa; ed i cristiani d'Aleppo dicono invece, e con maggiore probabilità che fu già un anfiteatro pei combattimenti delle bestie feroci. Non è pure inverosimile che servisse di prigione o di catacomba; oppure che fosse una vastissima cisterna. Io non oso niente asserire di positivo su quest'oggetto.

Di qui la strada piega a S. O. attraversando aspre rupi che dovetti salire e scendere alternando fino a dieci ore e tre quarti; quando feci alto per fare colezione in un casale detto Tadil.

Dopo un'ora di riposo continuando il cammino attraversai il casale di Tèreb, indi una vastissima campagna tutta sparsa di villaggi, fra i quali considerabilissimo è quello d'Azèni, dove entrai in sul tramontare del sole; poi fui ad alloggiare nel vicino casale di Mortahoua.

Questa pianura assai fertile è popolatissima, e lo sarebbe assai più se non fossa ridotta alle sole acque dei pozzi e delle cisterne. I suoi villaggi presentano frequenti vestigia, e rottami di antichi edificj; ed io penso che ad una lontanissima epoca appartengano ancora le cisterne. S'incontrano ad ogni passo frammenti di cornici, e di altri ornamenti architettonici, ammucchiati con rozze pietre intorno agli orti; come vedonsi molti pezzi di colonne destinati a coprire i pozzi. In tal modo la mano del tempo, sempre più possente dei vani sforzi dell'uomo, restituisce alla natura tutto quanto le era stato tolto dall'arte.

Domenica 27.

Riprendendo il cammino alle cinque ore e mezzo del mattino, uscii poco dopo dalla pianura, che mette capo in una valle assai ben coltivata, e circondata da belle colline coperte d'ulivi.

Alle sette ore dovetti attraversare una difficile gola; dopo la quale, ora salendo ora scendendo alcuni poggi, sboccai alle nove ore nella valle che prende il nome dalla borgata d'Armana. Alle dieci feci alto accanto ad una fonte di eccellente acqua che scorre presso ad un giardino.

Mentre facevamo colezione sei giovanette presentaronsi entro il chiuso del giardino, che potevano supporsi il fiore delle fanciulle del paese, tanto eran vaghe e gentili. La siepe di spine che le separava da noi, rendevale più ardite, onde coprivansi a loro voglia o si scoprivano, facendo pompa di una bianca delicatissima carnagione resa più bella dai grandi e neri loro occhi. Osservai che non avevano il volto imbrattato come le donne d'Affrica, ma soltanto un poco di nero intorno agli occhi. Mandai loro un cartoccio di dolci, che contraccambiarono con un mazzolino di fiori (ecco un gentil cominciamento di romanzo); ma non mi fu possibile di vedere interamente, come ne aveva vaghezza, le loro vesti. Ci separammo alle undici ore, ed io continuai il mio viaggio montando un colle assai aspro e circondato da precipizi; ed alle tre ore e mezzo giunsi sulla riva destra dell'Oronte, detto Wad-el-Aassi nel villaggio Hamzi.

Si passò il fiume, che in questo luogo non può avere più di cento piedi di larghezza, sopra una barca non calafattata, che faceva acqua in ogni lato. Un uomo la governava con una lunga pertica, mentre un altro stava occupato a vuotare la barca colla gotazza: e perchè tutti gli sforzi dell'ultimo non supplivano al bisogno, ad ogni tragitto i due navicellai tiravano la barca a terra, e la liberavano dall'acqua rovesciandola. A quale epoca devesi riferire la perizia nautica di queste buone genti?... Avendo rimproverato a questo moderno Caronte (la di cui veneranda bianchissima barba in nulla cedeva a quella del nocchiero della livida palude) il pessimo stato della sua barca, mi rispose che ne aspettava un'altra nuova da Antiochia. Gli soggiunsi che dovrebbe far buona provvigione di catrame e di stoppa per tenere la barca in buono stato, altrimenti anche la nuova sarebbe in breve ridotta alla condizione della vecchia. Parve sorpreso da questo avviso, come di cosa di cui non avesse mai udito parlare; e dopo essere rimasto alquanto pensieroso, mi disse che approfitterebbe de' miei ricordi, che trovava ragionevoli.