Si entra nel tempio per quattro porte collocate ne' quattro punti cardinali dette Beb-el-Kebla, el-Garb, Djenna e Davoud. La prima ha un bellissimo portico sostenuto da otto colonne corintie di marmo. Le altre sono senza portico.
Dal centro dell'edificio si spinge in alto una cupola sferica con due ordini di grandi finestre, e sostenuta da quattro grossi piloni e da dodici magnifiche colonne disposte in cerchio.
Questo cerchio centrale è circondato da due navi ottagone concentriche, tra loro separate da otto pilastri e da sedici colonne della stessa specie e grandezza di quelle del centro, del più bel marmo bruno che vedere si possa. I tetti sono piani, ed ogni cosa è coperta d'ornati del più squisito gusto e di modanature in marmo ed in oro ec. I capitelli delle colonne sono d'ordine composito interamente dorati, ed attiche la basi delle colonne, che formano il cerchio centrale; e quelle che trovansi tra le navi ottagone, sono tagliate nella parte inferiore e senza listello, ed invece della base vengono portate da un dado di marmo bianco. La proporzione delle colonne le avvicina all'ordine corintio: il loro fusto è di sedici piedi.
La cupola ha quaranta piedi di diametro sopra novantatrè di altezza, ed il totale diametro dell'edificio è press'a poco di cento cinquantanove piedi e mezzo. Il piano del cerchio centrale, tre piedi e mezzo più alto di quello delle navi che lo circondano, vien chiuso da un'alta e magnifica grata di ferro dorato.
Entro a questo cerchio chiudesi la rupe el-Sahhàra Allàh, che è il principale oggetto di questo ricco edifizio, ed in generale di quello del tempio di Gerusalemme. El Hadjerà el Sàhhara, o rupe Sahhara, esce di terra sopra un diametro medio di trentatre piedi in forma di segmento di sfera. La sua superficie è disuguale, scabra, e nella sua forma naturale. Nel fianco del nord vi si vede una cavità, che la tradizione dice fatta dai Cristiani, che volevano rubare la porzione del masso che manca; ma che questa si fece allora invisibile agli occhi degl'infedeli, che fu poi trovata dai fedeli credenti divisa in due parti, che ora trovansi in altri luoghi dell'Haram.
Il fedele musulmano crede che il Sahhàra-Hallàh sia il luogo in cui le preghiere degli uomini riescono più care alla divinità, dopo la casa della Mecca. Per tale motivo tutti i Profeti dalla creazione del mondo fino a Maometto ci vennero a pregare, ed anco presentemente i profeti e gli angioli vengono in schiere invisibili a fare le loro preghiere sulla pietra, non compresa la guardia ordinaria di settantamil'angeli che continuamente la circondano, dandosi ogni giorno la muta.
La notte che il profeta Maometto fu rapito nella Mecca dall'angelo Gabriele, e trasportato colla velocità del lampo a Gerusalemme sopra la giumenta El-Boràk, che ha testa e seno di bella donna, lasciata la giumenta alla porta del tempio, venne a fare la sua preghiera sul Sahhara cogli altri profeti ed angioli, che avendolo rispettosamente salutato gli cedettero il luogo d'onore.
Nell'istante in cui il Profeta si fermò sopra il Sahhara, la pietra sensibile alla felicità di portare questa santa salma si abbassò, e come una molle cera ricevette nella sua parte superiore verso il nord l'impronta del suo sacro piede. Questa impronta fu poi coperta da una specie di gabbia di filo di metallo dorato, fatta in modo che non si vede l'impronta per causa dell'interna oscurità, ma si può per un'apertura fatta nella gabbia toccare colla mano; e ci santifichiamo passando all'istante la stessa mano sul volto e sulla barba: prova troppo manifesta che dessa è la vera orma del piede del più grande dei profeti.
L'interno della roccia forma una cavità nella quale si scende per una scala dal lato di S. O. Vi si trova una camera d'un quadrato irregolare di diciotto piedi di superficie, alta nel centro otto piedi. Il palco consiste in una volta naturale irregolare. In fondo alla scala vedesi alla diritta un piccolo frontispizio di marmo che porta il nome di el-Makam-Soulimànossia lungo di Salomone; ed un'altra lapide posta a sinistra chiamasi el-Makam-Davoud, luogo di Davide. Chiamasi poi el-Makam-Ibrahim, o luogo d'Abramo, una nicchia cavata nella roccia nel lato di S. O.; come un gradino semicircolare concavo si dice el-Makam Djibrila, luogo di Gabriele: finalmente viene chiamato luogo d'Elia el-Makam el-Hòder, una specie di tavola di pietra all'angolo N. E.
In mezzo alla camera la spessezza della volta vedesi forata in forma d'abbaìno cilindrico di tre piedi di diametro; e questo è il luogo del Profeta.