Ali-Bey si fermò poche ore in questa città, ed andò lo stesso giorno a Moustafa Bacha ove trovò un drappello di soldati, che sembravano piuttosto un branco di banditi.
Vide il dodici molti villaggi abitati dai Greci, e dormì a Karapannar, villaggio musulmano assai popolato. Il 13 dopo esser passato per Zaara e per Kenaanlek, ove fu invitato a cena dal governatore, viaggiò tutta la notte, nella quale soffrì assai per una terribile burrasca di vento, neve e pioggia; indi giunse a Schipka Balcana, piccolo villaggio posto ai piè del Balcàn, o monte Emo, ove dovette trattenersi due giorni prima di poter esporsi al passaggio della montagna allora coperta da grande quantità di nevi.
Il 16 traversò la montagna, lo che non gli sarebbe riuscito di fare, se non fossero stati mandati prima alcuni cavalli di posta per aprirgli la strada. Giunto sull'opposto lato del monte passò per un villaggio detto Bedjene, le di cui case di legno erano per metà sepolte nella neve alta quasi quattro piedi, e continuando la scesa si fermò a Kaproa, le di cui case sono fabbricate parte di sasso, e parte di legno. La catena dell'Emo che forma il confine tra la Romelia, e la Bulgaria, essendo coperta di neve non permise ad Ali-Bey di fare veruna osservazione.
Il 17 passò per Derroba e giunse a mezzo giorno a Terranova, città posta sul pendio di due montagne, ed attraversata da un grosso fiume. Vide molti giardini e vigne, alcune case assai belle, ed alcuni bazar coperti, ma il suolo era tutto coperto di neve.
Di là venne a Poulicraïschte villaggio, le di cui case sotterranee non s'inalzano più di mezzo piede sopra il livello del suolo, ed i cui abitanti tanto uomini che donne si vestono di sole pelli di montone.
Piccolissime sono le donne di Bulgaria, e di grazioso aspetto finchè sono giovanette; ma tosto passata l'adolescenza ingrassano a dismisura. Gentili sono i fanciulli, ma tanto piccoli che pajono scimie. Gli uomini portano l'impronta della schiavitù che li opprime: continuamente tiranneggiati dalle esazioni della soldatesca, trovansi nella trista necessità di nascondere sotto terra ciò che vogliono sottrarre alla rapacità ed alla violenza.
Dopo aver passato il 18 a mezzogiorno il fiume Yantra che ha molta rapidità e molte acque, andò a Rouschouk grande e forte città situata sulla destra del Danubio.
Il Pascià Moustafà[8] avendo esaminate le carte del nostro viaggiatore, ordinò di lasciarlo passare: quindi s'imbarcò la stessa notte sopra un battello a sei remi, ed attraversato in trentacinque minuti quel maestoso fiume, sbarcò a Djíourjoi piccolo castello difeso da una vasta fortezza, allora occupata da un corpo di truppe sotto gli ordini d'un altro Pascià; ed era questo il più avanzato posto dei Turchi.
I passaporti di Ali-Bey vennero di nuovo esaminati; ma il Diouan Effendi cui spettava l'esame, aveva conosciuto in Alessandria Ali Bey, onde veduto appena il suo nome sul Firmano, gridò: non v'è più nulla da osservare, io conosco Alì Bey; e fatti gli elogi del viaggiatore, gli mandò una gran cana, dando ordine di preparargli i cavalli. In tal modo Alì Bey uscì dall'impero ottomano il sabato 19 dicembre 1807 allo spuntar del sole.
Dopo dieci ore di cammino arrivò ad un villaggio ove trovavansi alcuni esploratori russi, uno de' quali lo accompagnò fino all'avanguardia dell'armata che occupava una linea di alture e di piccoli ridotti al di là d'un vasto fiume i di cui ponti erano stati distrutti. Ali Bey lodasi dalle gentilezze usategli dagli ufficiali Russi. Fu in seguito scortato fino ad un villaggio più vicino a Bucarest, ove fu assai ben accolto dal generale che lo lasciò partire alla volta di Bucarest, ove giunse a notte assai inoltrata. Oppresso dalle fatiche di così disastroso viaggio dovette fermarsi due giorni per riposare, nel qual tempo gli prodigarono le più cortesi cure il Console Russo Bahmatiet, ed il Cavaliere Kiriko Console generale della stessa nazione. Ali Bey non sa esprimere la sua riconoscenza verso il generale Ulanius, l'arcivescovo Diothitheos, i due luogotenenti del principe Ipsilanti, e gli altri Bojardi della Valacchia.