Ed Albertino Farri era il figlio di Alberto Farri, lo scaltro usuraio che anni innanzi saliva di quando in quando il lungo viale della villa Delbalzo per lasciarvi, mediante un'affannata firma di moribondo, alcuni sudici e preziosi biglietti di banca.
La casina del dottore, situata sulla strada provinciale un po' lontano dall'abitato, già appariva splendente sotto il sole di mezzodì, tutta dipinta a strisce rosse e bianche, chiusa nella cintura verde del suo giardino, e Albertino Farri non aveva ancora comunicato alla signora Montani lo scopo per cui egli s'era posto al suo fianco accompagnandola per quasi mezz'ora di cammino.
Poichè egli nascondeva nella parte più intima dei suoi pensieri uno scopo ben determinato e, per raggiungerlo, gli occorreva innanzi tutto renderne partecipe l'insensibile donna dei suoi sogni, ossia la signora Anna-Maria.
Non ostante l'esordio piuttosto trepidante, egli non era riuscito ad avviare la loro conversazione sopra un terreno propizio alle dichiarazioni lungamente meditate e, rosso in viso per il sole e per l'ansia, continuava a discorrere di cose inutili e vaghe, lanciando tratto tratto di sotto alle ciglia qualche lungo sguardo indagatore alla sua compagna, la quale gli rispondeva a monosillabi senza guardarlo, andando dritto di fronte a sè col suo passo rapido e leggiero di giovinetta.
A poca distanza della casa un immenso pino stendeva la sua densa ombra sul biancore accecante della strada, e una rustica panca, costruita pei suoi riposi da qualche ingegnoso viandante, si appoggiava al tronco scabro dell'albero invitando i passeggeri a sostare un momento alla verde frescura.
Anna-Maria non resisteva mai alla tentazione d'abbandonare la sua persona sottile alla dolcezza riposante di quell'indugio prima d'iniziare la breve salita che la portava alle soglie della sua casa, e anche quella mattina sedette sulla panca rustica al rezzo odoroso del pino silvestre, e sorrise blandamente a se stessa con un piccolo sospiro di raccolta felicità.
Albertino rimase in piedi dinanzi a lei e trasse da quel sospiro la forza di manifestarle il proprio tenero sentimento.
Lo fece senza grazia, con parole e con gesti impacciati, ma con un tale fuoco di sincerità negli occhi e tale tremore d'emozione nella voce che Anna-Maria, la quale si scalzava lentamente i guanti a capo chino mentre egli parlava, alzò d'improvviso il capo e si pose ad osservarlo con una attenzione fra pietosa e meravigliata.
— Le voglio tanto bene, signora Anna-Maria, che non riesco neppure a dirglielo senza sembrare ridicolo a' suoi occhi. Eppure bisogna assolutamente che glie lo confessi per non sentirmi più soffocare dall'ansietà ogni volta che la vedo e sentirmi morire di malinconia quando rimango due giorni senza vederla. Oggi, non so come, non so perchè, ho trovato il coraggio di salutarla e di accompagnarla fin qui. Capisco perfettamente di non averle fatto piacere, perchè una signora come lei non può che disprezzare un ragazzo come me. Eppure io non sono forse così stupido quanto sembro. Mi piace leggere e studiare e avrei voluto laurearmi, ma mio padre non me lo permette e vuole che m'occupi d'affari come lui.