La domanda inattesa giunse dopo una prolungata pausa di meditazione e vi succedette un'altra pausa piena di stupore.
— Ciò che tu dici è assurdo — le osservò il giovine, più sgomento di quanto non volesse apparire.
— Sarà assurdo, ma è l'espressione più semplice e più vera del mio pensiero, — ribattè con una risoluta e pacata fermezza la donna. — Mi sei appartenuto esclusivamente per oltre due anni, o almeno io ebbi di questo esclusivo possesso l'assoluta convinzione. Non posso e non voglio condividerti consciamente con un'altra donna, sia pure tua cugina, sia pure una moglie che ti è imposta dalla parentela. Ti prego, anzi, ti impongo di scegliere fra lei e me, ossia di rinunziare definitivamente all'una o all'altra.
Dino Altavilla l'ascoltò in piedi, a ciglia corrugate, torcendo la bocca in una espressione di tedio irritato.
— Io non vedo affatto la necessità di correre ad un ultimatum di questo genere — tentò di scherzare con qualche ironia — e di creare un dramma di una situazione così semplice. Esistono infiniti uomini che posseggono insieme una moglie tollerata e un'amante adorata, senza essere costretti a rinunziare all'una o all'altra. Sono queste le vicende più comuni della società moderna.
— Ebbene, le vicende più comuni della società moderna non fanno al caso mio, e non le accetto — proruppe aspramente Ottavia, alzandosi d'impeto ed incominciando a ravviarsi con gesti nervosi i capelli dinanzi allo specchio dell'armadio.
Il giovine girò la chiavetta della luce e la camera gialla parve riempirsi di uno sfolgorante sole meridiano sotto il quale la bellezza appassionata della donna splendette di un così meraviglioso risalto che egli tremò di perderla per sempre con altre imprudenti parole.
— Tronchiamo questo colloquio, cara. Non parliamo più di simili cose spiacevoli. È meglio ch'io me ne vada e che ci rivediamo più calmi, domani, — le susurrò nel collo tentando, senza riuscirvi, di baciarla. — A domani, dunque. Addio.
Ella non si volse neppure. Continuò ad appuntarsi nei capelli le forcine di tartaruga che teneva fra i denti e quando ne tolse l'ultima stirò le labbra ad un sogghigno amaro, ripetendo come un'eco spenta il saluto dell'amante:
— Addio.