— Sono uscito ieri l'altro dall'ospedale militare, ma non sono ancora guarito. Non potrò mai guarire.
Ella lasciò cadere a terra il suo lavoro, tanto fu rapido il balzo col quale s'eresse.
— Ferito in guerra? — domandò.
— Sì, — egli mormorò. — Una scheggia di granata qui, nella gamba destra, e nel cervello uno smarrimento, un orrore, una visione così terribile che mi ha istupidito per sempre.
Balbettando, interrompendosi, soffrendo, egli aveva confessato per la prima volta il suo male a una creatura viva e questa creatura era una sconosciuta non mai incontrata prima di ieri, una donna di cui non sapeva nulla, nemmeno il nome.
Lontana e nemica egli possedeva un'agiata famiglia, padre e zii, fratelli e congiunti dei quali non aveva notizie da cinque anni e che ignoravano completamente la sua sorte.
Prodigo discolo ozioso, era stato cacciato dalla casa paterna a diciott'anni e aveva errato il mondo alla ventura, senza recar danno ad altri che a se stesso, ora spinto dalle necessità della vita al più accanito lavoro, ora dissipatore spensierato di una improvvisa fortuna, abbastanza intelligente, tenace e orgoglioso per ricominciare da capo e abbastanza indifferente alla ricchezza per disperdere ancora al vento le sue fatiche.
Al primo squillo di guerra era accorso sotto le armi e durante uno dei primi combattimenti era rimasto ferito. Nessuno aveva avvertito la sua famiglia, nessuno dei suoi era venuto a chinarsi sul suo guanciale per spiarvi in ansia le vicende dolorose del male. Egli stesso s'era rifiutato di dare il nome e il recapito di suo padre, assicurando d'essere orfano e solo. Ora, a convalescenza inoltrata, era venuto a cercare l'ultimo tepore dell'estate e la prima pace dell'autunno in quel paesello fra mare e colle già noto alla sua fanciullezza, dove la morbida spiaggia sabbiosa offriva alla sua stanchezza lunghi riposi e lunghi silenzi alla sua malinconia.
Vagamente, a frasi disordinate e monche, egli raccontò qualche cosa della propria vita alla nuova amica ancora sconosciuta, ed ella gli disse il suo nome, gli narrò d'essere vedova e d'aver varcato di parecchi anni la trentina, gli confessò d'annoiarsi rassegnata, in quel villaggio di pescatori che un caso qualunque le aveva fatto scegliere per sua dimora.