Ridevano insieme come due ragazzi guazzando nell'acqua o rincorrendosi sulla spiaggia nelle giornate di sole, e a Dario pareva di ritornare fanciullo e di giuocare con qualche amica della sorella nel gran giardino della casa paterna, sotto la vigilanza della vecchia istitutrice inglese, la quale sollevava di quando in quando lo sguardo dalla Bibbia e lo chiamava a sè per ammonirlo con la sua voce gutturale.
Un giorno essi finivano di prendere il tè sulla spiaggia, nella mitezza del primo sole d'ottobre, quando la cameriera della pensione li raggiunse correndo e annunziò a Dario che un vecchio signore, arrivato in automobile, chiedeva di parlargli.
Egli pensò trattarsi di qualche ufficiale superiore venuto a informarsi della sua convalescenza o a richiamarlo in servizio e accorse prontamente scusandosi e pregando l'amica di attenderlo.
Bianca lo attese un'ora e già si risolveva ad andarsene quando Dario le venne incontro con una faccia sconvolta.
— È giunto mio padre, — egli disse a bassa voce. — Desidera ch'io riparta con lui questa sera, ch'io ritorni a casa. Me ne scongiura piangendo. È venuto a prendermi.
Ella ascoltava e taceva, col cuore improvvisamente stretto da una oscura pena.
— Mi dica, mi dica, amica mia, che debbo fare? Mi supplica fra le lagrime di andare a vivere con lui. È solo, è vecchio, è malato. I miei fratelli sono tutti sposati e vivono lontano. Ha saputo, non so come, ch'ero ferito, è riuscito a trovarmi e vuole trascinarmi via con sè. Che debbo fare?
Ella tentò di sorridere come prima, come sempre, ma le sue labbra ebbero solo una contrazione dolorosa. Anche la sua voce tremò e suonò alle sue stesse orecchie mutata mentre ella diceva con uno sforzo:
— Non può rifiutare. Vada, vada con suo padre. A un vecchio padre che prega non si può dire di no.
V'era nelle sue parole un sapore un poco amaro, che Dario confusamente sentì. Egli soggiunse: