— Si stava tanto bene qui insieme noi due. La sua amicizia mi ha guarito. Debbo restare, mi dica, debbo restare? Mio padre ha sempre contato così poco nella mia vita! Un'amica è talvolta più d'un consanguineo. Non dipende che da un suo consiglio. Che debbo fare?

Ella inghiottì il nodo di pianto che le serrava la gola e con un sorriso quasi eroico mormorò quel consiglio:

— Vada. È bene che vada.

Dario le baciò le mani e s'allontanò in silenzio. Ella si distese sulla spiaggia, nascose il volto sulle braccia ripiegate e guardò atterrita nel proprio cuore. Ella aveva dato all'amico la guarigione e ne aveva ottenuto in cambio un altro male, un male più triste di qualsiasi infermità della carne: una inutile passione. La salvatrice s'era ella stessa perduta.

Rimase così fino a sera ad assaporare uno spasimo lacerante e quando rientrò nella sua camera sfinita d'angoscia, seppe che Dario Restani era partito.

L'INTRUSA.

Nello scompartimento “signore sole„ le due donne viaggiavano d'oltre un'ora senza dirsi una parola, quasi senza guardarsi, immersa ognuna nei propri oscuri pensieri. Non si conoscevano: gli occhi, l'anima, la vita dell'una erano completamente ignoti agli occhi, all'anima, alla vita dell'altra, eppure un'intima, segreta preoccupazione, quasi un indefinibile disagio non le lasciava completamente indifferenti ed estranee come due viaggiatrici che l'indicazione di un orario ferroviario avvicini per alcune ore e poi separi per sempre.

Ognuna confusamente avrebbe desiderato che l'altra non fosse là, seduta in faccia a lei, con l'ombra di un occulto dolore diffusa sul volto stanco, con la traccia di un pianto recente sulle palpebre enfiate, con la piega dell'amarezza sulla bocca pallida.

Si riconoscevano entrambe rattristate da una comune e pure ignota angoscia, la quale era costretta a contenersi e a raffrenarsi per la presenza di quell'altra spettatrice e si irrigidiva ognuna nel proprio chiuso affanno, gettando tuttavia di quando in quando uno sguardo fra adirato ed ostile alla muta compagna che le sedeva di fronte.

Una delle viaggiatrici era giovane e bionda, ma alquanto pingue e vestita con una ingenua eleganza provinciale. Portava un mantello chiaro che ne disegnava senza grazia la persona esuberante e un cappello adorno di piume ad ala tesa il quale le impediva di appoggiarsi allo schienale, costringendola a rimanere rigida e impettita nella più incomoda delle posizioni.