Il viso che doveva aver brillato di singolare freschezza, era uno di quei volti a tratti piccoli ed irregolari i quali appassiscono rapidamente e sembrano chiudersi su se stessi come i fiori avvizziti, non appena la primissima giovinezza è passata.
Ella teneva quasi sempre il capo abbandonato sulla mano, nascondendo la faccia sotto l'ala del cappello e le dita che stringevano un piccolo fazzoletto orlato di trina si portavano di tanto in tanto furtivamente agli occhi quasi per tergervi un irrefrenabile pianto.
L'altra viaggiatrice poteva contare cinquant'anni ed era grigia di capelli, magra di volto e di persona, ma improntata nelle vesti, negli atti, nel portamento del capo e delle spalle a una grande distinzione, a una severa dignità.
Tutta in nero, pur senza crespi di lutto, con uno stretto cappello di velluto che le concedeva di adagiarsi senza impaccio nel suo angolo, ella aveva appoggiato il capo allo schienale e con gli occhi chiusi, il viso pallido e fine sotto il velo fitto, rimaneva immobile in un atteggiamento di inerte abbandono e insieme di rassegnata tristezza.
Le sue mani, nascoste in un grande manicotto di volpe nera, uscivan tratto tratto or l'una or l'altra con un movimento incosciente ad accarezzare la copertina d'un volumetto ch'ella teneva sulle ginocchia e le sue dita nervose lo aprivano e lo richiudevano ripetutamente, mentre una ruga si incideva sulla sua fronte fra l'ali grige dei capelli ondulati, e il petto esile tra i risvolti dell'abito nero si sollevava, quasi a trattenere un'onda di angoscia irrompente.
Andavano così da più ore in quel treno semideserto attraverso alla campagna solitaria, fermandosi in brevi soste a qualche piccola stazione sperduta e cadeva intanto a poco a poco la sera violacea sui campi.
Presso ad ogni fermata ciascuna delle viaggiatrici gettava sull'altra un rapido sguardo d'indagine e pensava:
— Ora essa scenderà. Ora io rimarrò sola col mio dolore senza che codesta importuna compagna mi osservi e mi commenti. Ora io potrò finalmente piangere, gettarmi sul divano e singhiozzare e gemere e non più comprimere dentro di me questo male che mi torce il cuore.
Ma il treno dopo una breve sosta ripigliava la sua corsa e nessuna delle viaggiatrici scendeva.
S'addensò la sera violacea sui campi, vi cadde la notte nera punteggiata in alto da uno sfolgorìo di stelle e le due donne ignote gettate dalla loro sorte attraverso alle buie strade del mondo, andavano andavano senza tregua, sedute l'una di fronte all'altra, mute e ostili, portando ognuna nell'anima oscura il suo triste segreto.