Inebetita di terrore ella s'era buttata nel primo treno in partenza, e durante le lunghe ore del viaggio una specie di torpore fisico e spirituale s'era impadronito di lei, l'aveva tenuta ferma, immobile, quasi impassibile fra quelle quattro brevi pareti, rassegnata fatalmente alla lentezza di quel cammino che la portava incontro a suo figlio morente, forse a suo figlio morto.

Soltanto la presenza di quell'altra creatura dolorante, salita poco dopo di lei, le era sembrata dapprima intollerabile. Quella compagna impostale dalla sorte l'aveva costretta forse a chiudere dentro di sè, con più rigida austerità, il suo dolore lacerante, per quell'istintivo pudore composto di sensibilità e di orgoglio che aveva improntato tutti gli atti della sua vita di signora nobile e ricca.

L'ignota compagna continuava intanto a gemere nell'ombra con sollevamenti di singhiozzi in tutta la persona accasciata, quando il treno si inoltrò sotto una tettoia appena illuminata e qualcuno gridò il nome d'una città.

Era una stazione d'arrivo, il treno non andava più oltre. Tutti scendevano.

Scesero anche le due viaggiatrici e scomparvero piccole e nere per due strade diverse, inghiottite dalla oscurità paurosa che avvolgeva e proteggeva quella città di confine esposta agli attacchi di un aereo nemico.

Giunse la madre presso il letto di suo figlio moribondo e lo trovò desto ad attenderla, con gli occhi e le gote accesi dalla febbre, ma tremendamente presente a sè stesso e consapevole del suo stato. Le sorrise fievole e si lasciò baciare sulla fronte fra i capelli scomposti che ella con l'atto consueto della sua mano bianca e leggiera tentò di ravviare.

— Baciami, mamma, che me ne andrò presto, — le susurrò con uno sguardo di desolata implorazione.

Ella stoicamente potè reprimere l'irrompere di un grido che la strozzava e sedere accanto a lui accarezzando le sue mani con trepida tenerezza.

— Ti vorrei dire una cosa, — egli le mormorò quasi all'orecchio, battendo le palpebre con una timidità ritrosa che sua madre gli aveva conosciuta ai tempi dell'adolescenza. — È una cosa molto difficile a dirsi, — egli continuò parlando lento e aprendo e chiudendo le dita con un gesto nervoso, mentre il suo povero petto lacerato dall'urto del volante ansava di pena e di fatica.

— Dimmi, dimmi, caro, — lo incoraggiò la madre ansiosamente curva su di lui.