— Miseranda? — ella ripetè, volgendosi a balenargli in faccia il suo riso. — Dicono che quel vecchio avanzo d'umanità possegga parecchi milioni accumulati in mezzo secolo di losche speculazioni e d'esosa avarizia.
— Fa schifo. Dev'essere un ebreo usuraio.
— Usuraio certo, ma ebreo no. Appartiene anzi a una cospicua famiglia e si fregia d'un titolo nobiliare.
— Davvero? Me ne rallegro tanto.
— Si chiama il marchese Licandri. Suo padre fu ambasciatore, sua madre era una principessa polacca.
— Non si può affermare che il discendente abbia aggiunto lustro alla gloria degli avi. Ma chi ti ha così ampiamente informata sul passato e sul presente di quell'individuo?
Parlando egli le cinse la vita col braccio e la costrinse a rientrare nella saletta da pranzo dove, sulla tavola ancora apparecchiata e lucente di cristalli e di metalli, la cameriera serviva il caffè.
La giovane coppia, sposata da un anno e mezzo e tuttora immersa in tenerezze blande di nuzialità, abitava da una settimana in quel grande casamento moderno a molti piani e a molti strati umani sovrapposti, dove si rifugiava a vivere la sua ristretta esistenza borghese un piccolo mondo ancora ad essi sconosciuto.
— Chi m'ha informata? — ripetè Nora Dellaris, la donna dal chimono azzurro, sedendo dinanzi alla sua tazza e rimestando lungamente il caffè. — Un'antica amica di mammà che tu non conosci, perchè ora vive in campagna, ha abitato per alcuni anni in questa casa e conosce minutamente la storia e la genealogia di tutti coloro che vi abitavano al suo tempo. — Sostò un momento, inghiottì un sorso e proseguì con un sorriso acuto: — È una donna che meriterebbe di essere assunta come agente informatore al servizio di qualche polizia segreta, tanto è avida di conoscere i fatti altrui, tanto è ostinata nel rintracciarli e sagace nello scoprirli.
— Io la definirei più semplicemente un'intrigante curiosa e pettegola, — dichiarò suo marito con aria sprezzante.