— Hai torto. È una persona interessante perchè conosce od ha l'aria di conoscere i suoi simili come il romanziere conosce i personaggi dei suoi libri.
— E allora ho ragione di chiamarla pettegola. È evidente che, quando non sa, inventa.
— Credo che inventi di rado. Possiede il fiuto d'un vecchio cane da caccia che non s'inganna seguendo una pesta. Mio fratello se ne servì molte volte quando andava in cerca di persone facoltose e generose per....
La voce di Nora s'abbassò e s'interruppe. Ella chinò il viso rabbuiato su la sua tazza sfuggendo per un momento allo sguardo di Riccardo che gettava all'aria larghe boccate di fumo torcendo la bocca con disprezzo.
— Per farsi pagare i debiti, — egli concluse con una smorfia espressiva, e soggiunse a mezza voce: — e per fuggirsene poi chi sa dove, a finire i suoi giorni chi sa come. — Buttò la sigaretta, la guardò fumigare e spegnersi sul portacenere d'argento, e s'alzò parlando con ostentata gaiezza: — Dunque, che cosa ti ha narrato la tua informatrice su quel blasonato rudere umano?
— Ti ho già ripetuto tutto quanto so, — rispose Nora di nuovo rinfrancata. — Che ha un titolo, molti quattrini, quasi sessant'anni e che si tinge capelli e barba con una miscela di sua fabbricazione che, per ragioni d'economia, si prepara egli stesso nel mistero impenetrabile di casa sua dove nessuno è entrato mai.
— Magnifico! — esclamò Riccardo in una beffarda risata. — Quell'uomo è il poema della sordidezza, è l'apoteosi vivente dell'avarizia.
— Qui nella casa e nei dintorni, — informò Nora, — lo chiamano soltanto “l'uomo tinto„, perchè quell'intruglio quasi nero e molto semplicista di cui s'impiastriccia il viso, sconfina spesso dai limiti che gli sono assegnati, con un effetto di comicità ed anche di trascurata pulizia più grave anche di quanto forse in realtà non meriti il vecchio marchese Licandri.
— Si direbbe quasi che vuoi assumerne la difesa, — notò il marito alquanto sarcastico.
— Tu scherzi, Riccardo, — ella sorrise con una blanda protesta.