— Sì, scherziamo da dieci minuti tutti e due, smarrendoci in chiacchiere inutili su questo nostro sconosciuto vicino di casa, il quale appartiene a quella numerosa categoria del nostro prossimo che è, e che ci sarà sempre profondamente indifferente. Nora, dammi le tue mani.

Riccardo prese fra le sue le sottili mani ch'ella gli tendeva e si chinò a baciarle nelle palme; poi le accarezzò i capelli e baciò le fresche labbra su cui errava un sorriso distratto.

— Ora vado, amore caro. Il dovere mi chiama, — e s'avviò all'anticamera, infilò il soprabito parlando con leggerezza serena. — Oggi debbo difendere un ladruncolo che tagliò una tasca per rubare un portafogli. Il derubato, che è un ricco signore, non se ne accorse e avrebbe creduto a uno smarrimento se non si fosse trovato il taglio nella giacchetta. Ciò lo indusse a denunciare il furto e a far acciuffare l'abile ladro.

— Che peccato! — esclamò Nora crollando la testa bionda.

— Che peccato? — rise Riccardo con gaio stupore. — Ma io scopro in mia moglie un'anima di delinquente.

— Rubare ai ricchi non è un atto di delinquenza. È così giusto ed è così umano! — ella sospirò.

— No, mia piccola Nora. Sei troppo graziosa per parodiare Carlo Marx, — l'ammonì suo marito dirigendosi alla porta. — E poi, le donne belle non hanno bisogno di rubare. Ottengono tutto con assai meno fatica e con assai meno rischi.

— Tu credi? — ella domandò senza sorridere e il marito non sentì l'ironia sottile che vibrava nella sua voce.

La salutò dalla soglia con un gaio cenno della mano e corse via canterellando.