Sonno soave, il tuo suggello nero

sopra l'aride palpebre m'imprimi.

Sosta a lungo su me, tu che sopprimi

tedio di vita e male di pensiero.

Fasciami di torpor, se il tuo mistero

non ha asprezza d'aneliti che limi,

se i più dolenti s'inabissan primi

nel nulla d'un morire passeggiero.

Non darmi sogni; lasciami in letargo

giacer, con le tue dita sui miei cigli,