Oh chi sale l'omnibus?

La marinara col guarnellino di telaccia gropposa.

* * *

Vorrei credere?… Credere?… Mi sento in capo il turbante che mi stringe i polsi…. Chi m'ha fatto mussulmano?

Al mattino saluterei il sole che m'arde le carni: il mezzogiorno l'udrei bandito da un pinnacolo della moschea: e la sera…. Se alla sera fossi ancora alla spiaggia, colla fanciulla dai nerissimi capegli, pregherei il mare che mi strappasse anche il corano e le speranze! Tuffatevi, Uri, tuffatevi: se m'aspettate oltre tomba, avvinghiandomi, fareste crecchiare un bel carcame!

* * *

Che aria arroventata! Che colori taglienti! Che scabbia m'ho indosso!… Dove sono i miei acquerelli? Vorrei stemperarli nel rhum!… Intanto vi racconterò un'istoria, intanto che l'omnibus trotta, trotta, trotta. La racconterò a te, bronzina marinara. E ti guardo!… Devi sapere che da noi, nelle città fredde, dove si vestono i velluti e le pellicce, si usa leggere dei libri di poesia stampata, e si fanno dei versi per una fanciulla. Oh! le fanciulle sono smorte, clorotiche, pensose, quando escono di collegio. Noi giovinotti per loro… per loro! diventiamo smorti, poeti e sospiriamo! C'è un amore, un perpetuo crepuscolo, che dicono…. che dicono…. ah platonico!… Tu non sai, marinara brunetta?… Ti dirò che una fanciulla bionda, la mia fanciulla che mi cantava le poesie d'Iddio e dell'amore, m'ha fatto piangere, e m'ha ammalato a letto. Mi offriva vaniglie, viole del pensiero, versi francesi, e sorrisi da santa Cecilia l'organista…. O marinara brunotta, sai che ti guardo e ti guardo!… I miei colori sono sbiaditi per il tuo ritratto. Dammi i tuoi: il nero de' tuoi capegli, la bragia delle tue carni, il verde-abisso delle tue pupille… Tu vuoi scendere dall'omnibus? Vengo con te! Andiamo sotto una palma. È troppo vicina a casa! Andiamo alla spiaggia. Insegna la strada a un povero forestiero. Andiamo alla spiaggia, o che ti strappo il guarnellino!

Mi pare d'essere alla spiaggia… Sì o no?…. Il mare!… Venite, o poeti, giullari dell'ignoto: venite, o filosofi, perpetue gocce, che non cavant lapidem misterii: sibille, ossessi, dogmatici, pittori, idealisti, realisti, ed ubbriachi… No! nessuno di voi venga: di nessuno ho bisogno per abbuiarmi la mente: è già tutta una cappa di caligine: le vostre lingue di fuoco, passandovi, v'hanno lasciato un negro bacio. Facciamo un falò di tutte le bugìe delle scienze e dell'arti: sarà il faro a chi viaggia sull'immenso mare. Quanta vanità!

Il mare!… È bello: ma a lui tendo le braccia invano. È infinito: là, là, sempre là, là, non c'è l'amore, ma la schiuma e l'amarezza: in fondo? giù? Mostri, schifosi polipi, ossame e putridume… O marinara brunazza, lasciami giù vedere la medaglietta che hai in seno. Ami tu le stelle? Nessun poeta ha potuto infilzarle per farne una collana. Ami tu l'alba? ami le tinte azzurrine-perla? Non reggono alla lascivia.

Ma guarda che mi vien da piangere!… Stamane l'ho veduta una certa marina, ma ero solo. Adesso sono con te. Su, su, allegria! E tu cantami, chè voglio essere assordato, tappami gli occhi, rubami quel libro di poesie e di sorrisi… Mare turchino buio, azzuolo, più che azzuolo: tinte ubbriache…. Tace anche l'onda… Tu canti: