E Oldrado:—Ed io consento. Udite: un debole cerbiatto tanto fa che un giorno o l'altro debba essere dilaniato da uno sparviero: ma gli può ficcare attraverso la gola un ossicino da mettergli tanto strozzamento da far maledire il pasto.

—Messere, Oldrado, che le azioni vostre mi permettano di chiamarvi cavaliere!

—Vi dissi: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro. Volete ricevere l'omaggio? O fuggite le pompe?

—Voglio.

—Io pure. Bonello, fatti avanti—comandò Oldrado; e il paggio che si era fermato sulla porta, entrò nella chiesa e recò il cuscino. Il padrone lo prese, lo depose ai piedi di uno scanno larghissimo, a seggio baronale, e invitò Adalberto. Il quale con grande dignità s'assise, e le parole furono poche.

—Cavaliero, riconoscete vostro signore Adalberto, conte di Auriate?

—Riconosco.

—A quale istituzione?

—Questo tocca a voi.

—Sì: e giacchè avete parlato di sparviero, sia ad instituzione collo sparviero.