—Messere sì, c'era Ugo.
—Dunque?
—Con Ugo, lo scudiero: c'erano messere Ildebrandino, messere Aginaldo, messer Baldo, con certi uomini di facce così sinistre!… Il chierico bisbigliò un esorcismo di tutto cuore, ed io di tutto cuore risposi.
A questo punto anche mastro Ingo entrò interlocutore:—Cavaliero potentissimo, mio padrone, vi dico che qui ai vostri comandi scrivo quanti malefizi volete, ma quando tirano cert'arie ai quattro venti….
Gridò il signore:—Dì su, Guidello.
E l'araldo:—Vi dico: vidi l'Aimone d'Oldrado, con quel ceffo di cane rabbioso!
—Chi ti parla di scudieri?—interruppe sdegnosamente il signore:—E chi ti dice che quelli siano a sproni d'argento?
—Messere, dico per dire.
—Parla di quei dappochi coi garzoni di falconerìa, e tieni le loro imprese per narrare quando i miei servi stregghiano i somieri.
—Fatemi perdono.