—A un patto, Guidello: che la tua mano un dì o l'altro corregga la scappata della lingua. Hai capito?
—Presto capito, e presto fatto con l'aiuto del mio santo protettore.
—Dunque c'era Ugo. E disse?
—Nessuno dei cavalieri parlò.
—IL bando fu pubblicato a tutte le castella?
—Messere sì.
—Senti, Guidello, tienti bene nutrito e conserva buon petto. Orvìa—e messere prese una borsa dal tavolaccio:—La gola è asciutta: a voi.
—Ecco qui—disse l'araldo e cavò di petto alcune monete di rame, le noverò, poi, dandone una metà al chierico che gli stava serrato alle coste, cupido come un bracco alla ferma:—Che mi rimane?
—Ma c'è il padrone che pensa. Vanne, Guidello, chiedi a Filippuccio, e quegli ti condurrà dove c'è mensa rizzata.
Si mosse con reverenza l'araldo, e si mosse anche il chierico.