—Ingo,—lo trattenne il cavaliero:—restate, chè ho da parlarvi.
Ingo, già stizzito per la paura, per il poco guadagno e per la tolta speranza di una cena, fece visino sorridente, e piegò la persona a un—V'obbedisco.
—Ho d'uopo—disse il messere:—della vostra saggezza e del vostro buon volere.
—Se voi comandate così, mi compiaccio assai: la saggezza a pro di ricco e nobilissimo conte, come voi, deve sempre essere accompagnata dal buon volere di saperla così ben usata.
—L'astrologo m'è diventato un fanciullo…. Nella vostra camera voi avete certi rotoli antichissimi di pergamene.
—Signore sì, certe disquisizioni dei latini.
—L'astrologo non sa suggerirmi…. Erano valenti questi latini?
—Oh pensate, messere, sono i maestri del mondo.
—Sta bene. Che cosa insegnarono?
—Messere, di tutto.