—Salvatelo! Che vi ha fatto! V'ha fatto troppo! Ma era destino così!
Perdo le viscere!

—Datemi la mia creatura!

—Si, vi giuro! Giurate voi di non fare tradimento!

—Lasciatemi!

—Ho giurato! E voi siete così sleale! Voi siete cavaliero? Ah so! non giurate perchè siete dannato nell'altra vita! Non credete in Dio!

—Madonna! vi giuro!

—Vieni, o mio Adalberto! Egli non ti uccide!—rincominciò ella nel delirio, ed io balzai dalla scala!… No! ritornai, e la trasportai nel suo letto, nel nostro talamo! E stetti al suo fianco, attendendo l'istante… Oh quelle tre ore!… Nacque il bambino:—sei tu! Entrò Adalberto nel castello, io gli prestai l'omaggio nella chiesetta. Quando gli dissi ch'ero disarmato e mi dichiaravo vassallo suo, gittai il pugnale, perchè avevo giurato a lei! Poi feci aprire la porticina del corritoio e tutte l'altre delle camere, indovinando il tristo pensiero di Adalberto. Quando il signore, correndo per il castello, venne al letto di Guidinga, trovò una morta, senza lume accanto, senza frate, senza croce fra le mani!

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Così rompeva messer Oldrado il suo racconto. E fremeva:—Però nessuna occasione fu da me trascurata! Chiamo in testimonio il bianco spettro di tua madre! Ho ribellato Lamberto, mancai all'omaggio, comparvi al convito colla spada, feci percuotere l'araldo! Combattei! Ma non ebbi mai completa ventura, per maledetta condanna! Figliuolo, sei cavaliero: eccoti gli speroni: figliuolo, sei erede di tutto. Ecco il mio testamento!

CAPITOLO IV.