Pochi giorni dopo Oldrado, trascinatosi nello stanzone del castello, cogli occhi smarriti cercava i suoi sproni, e, solissimo, là moriva percuotendo le sue armi. Un tristissimo malore, toltagli la ragione, l'aveva tutto disfigurato. Ugo lo volle vedere nel cofano aperto: e comandò lo si lasciasse giacere due notti ai piedi di quel tremendo scalone…. Dicono le cronache che vi venisse la _madonna perduta _e ripetesse la condanna:—Voi non credete in Dio!
Oldrado fu sepolto. Ugo si fece cupo, angosciosissimo, apparve come la fiera che tende l'insidia: temette le squille pei poveri trapassati, e, rammentando certi portici deserti, una cappella sempre parata a lutto, fingendosi alla fantasìa un dì in cui si sentissero suonare tutte le trombe del castello, correva al camerotto dell'armi, quasi attendesse ancora il padre, si travolgeva sul letto nel quale sapeva lui essere nato, essere morta la madre, interrogando:—È questa la vita a cui mi dannaste? Che delitto ho commesso prima del mio nascimento? Perchè nacqui colla maledizione?—e lagrimava nell'angoscia:—Ho venti anni! E in venti anni tre volte ho sorriso: quando la prima volta su un'altissima cima vidi all'orizzonte sorgere il sole, e vidi che avvolgeva anche me ne' suoi raggi: quando suonò la tromba che mi chiamava all'armi: quando…. Non è riso, è sogghigno! Ebbene sogghigno oggi in cui mi trovo tanto deserto!… Dicono che ci sia il mare. Com'è il mare? Dovrebb'essere come l'anima… Com'è l'anima?—Non aveva mai parlato nè con una donna, nè con un frate, nè con un amico: e si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele, fortissimo, libero…. Con economìa di parole si esprimeva:—Mi sento tormentato! Voglio odiare! E voglio amare!
Il testamento di Oldrado era confìtto nella memoria e nella volontà di Ugo.—Vendicati! Sì, e poteva sorridere o sogghignare per la quarta volta: Adalberto stava sempre chiuso nel suo castello d'Auriate, forte d'uomini, e scaltrito dall'astrologo. Venisse il giorno in cui Ugo, battendo l'avello del padre colle calcagna spronate, potesse dirsi:—Mi ascoltate? Io non ho tempo d'ascoltar voi, se anche mi narraste le istorie del di là!
Venne il giorno, sì: quello in cui l'araldo bandì doversi prestare l'omaggio al signore. Ugo stava ai piedi della chiesa nella sua curte: c'erano pure messer Ildebrandino, Baldo, Aginaldo, e tra gli scudieri Aimone. I cavalieri ascoltarono, diedero mano alle borsucce, poi se ne andarono: Ugo, tenendosi vicino Aimone; gli altri dietro, legati da nessun aperto discorso, pure tacitamente affratellati da un odio solo.
Ugo disse allo scudiere:—Il meno che si sarebbe potuto fare?
—Messere,—rispose questi—dargli a masticare la pergamena.
—Ah! parli dell'araldo?
—In quanto a messere…!
—Ci abbiamo pensato!—attestò Ugo: poi—Aimone, hai conosciuto
Unfrido? Sai com'è morto?
—Vostro padre lo fece trascinare dall'istesso puledro morello. Ma perchè dite così?