Il giorno di Pasqua di Resurrezione già abbiamo veduto come Ugo abbia fatto e Ildebrandino risposto.
I cavalieri eruppero dal castello d'Auriate, avviandosi dietro ad Ugo, e tale era la furia di voler la pugna che si udiva esclamare:—Messer Aginaldo, che dite?—Dico che vorrà essere ottimo giuoco!—Mandiamo i paggi per le armi!—Era tempo!—E i nostri montanari sono tutti pronti e vogliono le prede.—E quelli di Ugo!—Educati da Oldrado!—Orsù!
Ed Ugo gridava:—Ci vuole unione di consiglio.
—Dove andiamo ora?—interrogava rabbiosamente Baldo.
—Se ci attardiamo all'impresa siamo perduti!—gridavano gli altri.
—Volete combattere oggi?—domandava Ugo.
—Oggi!—Sì, sì, gli facciamo in tal guisa gli omaggi!—Oggi!
—Messeri—disse Ugo:—è giorno di Pasqua.
Aginaldo che non lo ascoltava o non voleva ascoltarlo:—Liberiamo le nostre castella! Gli avi le tennero sì o no? Più bella giustizia non si sarà mai resa! Chi è Adalberto? Chi siamo noi? Noi sì siamo i padroni dei nostri servi, ma noi non siamo servi ad alcuno: egli non può essere signore di gente libera.
—Messeri,—ripeteva Ugo:—vogliamo esser leali!