E Ildebrandino e Oberto s'apparecchiarono a disperatissima difesa e a furioso conquisto. Oberto un giorno disse:—Zio, lasciate ch'io vada a domandar benedizione al vescovo di Saluzzo.

Ildebrandino crollò la testa: ma Oberto volle proprio uscire dal castello. Tornato di lì a poco tempo, con volto soddisfattissimo, domandò:—Ov'è madonna Imilda?—come se dicesse:—La mia! Voglio sposarla oggi, col piacere suo e con quello di Ugo!

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Madonna Imilda non era più con Ildebrandino. Questi, per toglierla dai pericoli dell'armi, l'aveva segretamente affidata alla custodia dei figliuoli del povero Federigo e della vecchia Agnese, e fatta partire per una casetta di boscaiuoli, lontano, su una delle montagne, che, con quelle su cui sorgevano le castella dei cavalieri e del signore Adalberto, formava il contrafforte che si spicca dal Monviso. Questo contrafforte coll'altro staccatosi dal monte Meidassa chiude la valle ove nasce il Po: al di qua la valle di Varaita, di là quella del Pelice, all'apertura Saluzzo.

Là su stette madonna Imilda, un giorno, e due, e tre… Le diceva la vecchia Agnese:—Madonna, oggi si combatte. Preghiamo.

Imilda rispondeva:—C'è un cavaliero che vince sempre e tutto.

Alla sera venivano sulla montagna i figliuoli di Agnese a portare le nuove: e le donne domandavano:—Nessuno sa niente? che Imilda è qui?

—Nessuno.

—E quel cavaliero?

I boscaiuoli intendevano di Oberto e rispondevano:—Coll'usbergo è un san Giorgio. Ma sa niente!