Oh come pregava Imilda in tutti i momenti!—Madonna del cielo, non dovevi mandarmelo! Sarei morta su i tuoi gradini e tu mi avresti dato il paradiso! Non avrei conosciuto l'inferno in questa vita! Amare come amo io! Come volle Dio che amassi!… E non so nulla di lui! E non oso domandare di più…. Ma è questo l'amore?… E che mi disse egli perch'io abbia diritto ad amarlo? Che fece! Vinse il fuoco!… E che era morire a confronto di questo vivere? Ugo, Ugo cavaliero, Ugo infelicissimo! Perchè non vieni? Forse che t'hanno ucciso? Forse che m'hai dimenticata?… Ucciso!… Chi può avere alzato la mano su di te?… L'anima mia non sa combattere l'incertezza tremenda! Così disse: "Sono il figlio di Guidinga!" E chi era Guidinga? Un'innamorata? Ma ella forse fu un angiolo. Io sono condannata in questa vita e nell'altra.! L'amore cominciò tra le fiamme, e tra le fiamme inestinguibili sarà eterno tormento!… Pietà, madre dei pentiti: io non so quello che dico! E tu m'avresti dato il paradiso! Ma se già mi hai condannata, questo è troppo strazio: e lo spezzarmi così è indegno di te che tutto puoi. Puoi volere anche in me la bestemmia…. Non sono io che parlo: è Ugo in me! No, no, Ugo sarebbe perduto, ed io voglio invece la sua eterna salvazione! Non è Ugo, ti giuro, ti scongiuro! È il cuore straziato!
E la vergine una sera si fece raccontare da Agnese i casi di Guidinga. E Agnese concludeva:—Dite, se la conobbi! Come conosco voi. Giusto, come voi, la piangeva sempre quando il suo Adalberto era lontano. Voi perchè piangete?
—Ho paura!—rispondeva Imilda.
—Conoscete la fantasma fiammante di bianco?
—La madonna perduta?
—È l'anima di Guidinga fino al dì del giudizio.
—È così disperato l'amore! Chi ci resiste?—lamentava Imilda.—Come reggerò al rimanermi quassù?
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Ugo da quattro giorni, sempre chiuso nel suo castello, si combatteva atrocemente.
E così:—Ildebrandino ed Oberto ieri vinsero. I servi prigionieri nel castello di Aginaldo l'altra notte uccisero il capitano di Adalberto. Baldo con Manfredo e Bello s'apparecchia a muovere qui per guadagnare la taglia…. E tu che fai, Ugo? Tu capo dell'impresa, tu redentore, tu giovanissimo conte!… Se Dio ci faceva vincere! se i morti di là avessero supplicato coll'ardore delle fiamme! E tu hai pensato ad essi? Oh i morti ora si levano ferocemente ad imprecarti! E la viva sorride!… Il padre già dalla culla ti condannava alla vergogna e al furore, e tu che avresti dovuto maledire la donna, tu per la donna sei maledetto!… Temi la taglia? Ma che vale la tua testa? Vale oro, non onore. Temi la morte? Ma che vale la tua vita? Fu già carica d'onte. Speri la vittoria? Speri l'amore? C'è la morte! Oh questo sì ch'è strazio ineffabile! E anch'io supplico: "Pietà!" come supplicò Imilda. Pietà della mia vita! Ecco la vilissima preghiera! Preghiera di donna!… Sì, ti sogno ancora nella cappella avvampante: giungo a te, ti stringo: e tu chini il capo sulla mia spalla, ed io ti dico: "Ti odio!" Ecco l'anima mia, ecco il mio dovere!… Che faccio ora? Io che mi sento la forza e la ruina dei turbini. Io che voglio uccidere, e crollare le torri, e sghignazzare fra il suono di cento trombe, e morire pur che Dio mi ascolti!… Dio non ascolta mai!… È così muto il sepolcro del padre! È così trista l'ironia del nulla!… Voglio vita, vita strapotente, ed ogni vita è in queste parole: "Ti odio! Femmina, ti odio!" O viva, o morta, sii detestata!