I due uscirono dalla porticella di soccorso, e s'incamminarono, taciti e compunti, alla montagna: e furono proprio quegli armati che Ugo ascoltò con tanto amore.

Quella sera, appena Oberto vide Ildebrandino:—Zio—gli disse:—Ho da parlarvi e da senno.

—Senti chi vuol parlare da senno!—interruppe lo zio, egli stesso suonando un corno:—Dobbiamo fare una sorpresa, devo farla. So che una congrega di demonii deve passare non lontano di qui, colle fiaccole, per tentare un tradimento al castello di Ugo, so…. Che hai? Orvia, parla.

Oberto voleva che maggiore solennità accompagnasse la rivelazione che aveva a fare, perciò si morse la lingua, dicendo:—A tempo migliore parleremo. L'auguro per me e per voi.

Uscirono, trovarono i nemici e combatterono: nullameno i traditori proseguirono il loro viaggio. Ildebrandino guadagnò una ferita alla gola, leggera, lo credette, una graffiatura, ma con un certo bruciore…. Oberto pensò:—Quella proprio che ci voleva per tenermelo quieto—accompagnò lo zio al castello, lo sdraiò sul suo letto e lo guardò. Quegli si smarriva negli occhi, borbogliava sordamente, dicendo:—Niente!—e cominciava però a contorcersi.

—Messer Ildebrandino,—prese a dire il nipote:—debbo annunziarvi che il vescovo di Saluzzo…. Non mi ascoltate?

Non lo ascoltava davvero.

—Debbo annunziarvi che il vescovo di Saluzzo…. Svegliatevi!… Ma, ma, zio! Che avete?… Non posso pregare per voi, mi spiace…. Svegliatevi! Ah, ma com'è questa scalfittura? Che ei si vada addormentando come un ghiro?… Zio, ditemi, ov'è Imilda?—finì per comandare:—Ditemi!

Ildebrandino era assopito: la ferita, d'arma avvelenata, si faceva livida e gonfia.

Oberto prorompeva:—Ah la mia vendetta! Perchè cadrà a vuoto? Zio, zio! Ho tanto fatto, e sì bene!… Ascoltatemi! per poco…. Che mala fortuna!… S'egli morisse?… Zio!