—De profundis clamavi ad te, Domine.
Infine Ildebrandino disse:—Va alla casa di Agnese e di Federigo: là è Imilda…. Affrettati, affrettala!… Prima ch'io muoia!… Fa limosina coi gioielli di Adelasia mia, prega, fa pregare! Affrettati! Sposa Imilda, prima ch'io muoia, ah!… O Signore, dammi un po' d'ore di vita, a costo di qualunque spasimo! Carità! Credo nel Signore!… Affrettati!
Oberto corse al monte.
D'Ildebrandino parliamo per l'ultima volta. Prima che Oberto giungesse alla casetta di Agnese, egli moriva supplicando:—Carità! carità!—raggomitolandosi nel drappo, e trascinandosi fino a toccare una pietra della cappella. Come nel castello si svegliarono gli armati e come le sentinelle calarono dalle torri, la novella trista passò di bocca in bocca; tutti si spaventarono orrendamente. Pare che Adalberto tosto sapesse qualcosa, perchè investì il portone, con pochi fanti, e s'impadronì del castello.
Oberto che andava cercando la sposa, perdeva in pochi momenti gli averi. Pure si sentiva contento, e chiamava:—Imilda!
Giunto alla casetta potè chiamarla per un bel pezzo:—Imilda, Imilda!
Dov'è Imilda? Voglio!
Nessuno rispondeva. Che nuovo mistero.
CAPITOLO IX.
Come abbiamo detto, Ugo, smarrita ogni traccia di sentiero, errò tutta la notte.
Appena l'alba imbiancò i colmi dei tettucci alle capanne inerpicate su per le saluzzie Alpi, Ugo si trovò, spossatissimo e irrigidito, buttato sotto una grotta formata da una rupe stillante.