Com'egli si era ricovrato là? Non sapeva. Sapeva che intorno c'era una pace, un silenzio, una tranquillità! Che Dio sia benedetto, sulle alte cime, lontano dagli uomini, Dio padre della natura!… A venti passi vedevasi sorgere su uno sfondo di vapori perlacei l'assito posteriore di una casetta dalle gronde ospitali, dalla povera finestra, dal fumo lentissimo sfuggente, quasi incenso mattiniero alla crocetta guardiana del colmo. Chi abitava là dentro?… O gente fortunata, che non conosci i tormenti dell'anima, vivi lieta, e fai che le tue fanciulle si levino sempre, cantando, dai giacigli innocenti! Qual pace, sì, quale silenzio, quale tranquillità!

—Dove sono?—si domandò Ugo, ma non potè rispondersi. Egli non conosceva quel luogo: guardò ancora attorno, e sospirò con invidia quasi religiosa: vide sulla grotta vicino a lui una rozza statuina di Madonna, vide un abbeveratoio coll'acqua traboccante, vide sette od otto agnellini. Da un uscio che si aperse nel fianco della casetta venne sulla gradinata di ciottoloni rotondi una figura di fanciulla, colla foggia montanara, il volto coperto da un panno: guardò giù la montagna, poi, non col passo della massaia che solerte si dà alle bisogne del mattino, andò all'abbeveratoio, cautissima nella rugiada e fastidiosa. Un agnello venne, ritroso e saltellante, bebbe e s'allontanò con graziose tresche: ella si diede ad inseguirlo, corse, venne quasi sotto alla rupe, senza veder Ugo.

Ugo in quel momento proprio pensava:—Che vita incomincia per me?

La montanina guardò ancora giù dalla montagna, stette un pezzo come pensierosa, e, piegando le ginocchia, disse:—Perdonami, madre! Io devo fuggire!—e stava per muovere il piede: si lasciò scappare questo lamento:—Non ho ancora pregato stamattina!—e si volse in due passi alla grotta, verso la statuetta.

Vide Ugo, si avventò su di lui, supplicando ansiosissima e dolorosa:—Siete ferito? Siete salvo?—e buttò via il panno dal capo, lo raccolse per farne una fascia, sollevò la faccia a Dio. Era madonna Imilda! Quella lì vicino la casa di Agnese.

Ugo non credette e lanciò innanzi le mani, come per stracciare una nebbia, gridando:—No! È crudeltà questa illusione! Lasciatemi morire!

—Morire? morire voi!—ruggì Imilda. Così in lei, straziata sul subito la gioia affannosa del riabbraccio dalle parole deliranti di lui, l'amore cupido dell'infinito volle vincere il tempo, soperchiandolo colla intensità dell'anima. Non si può amare tutta una vita? Si impazzisce un'ora nella ebbrezza più prepotente e si muore. L'amore diventa furore.—Ugo! Ugo!—e la vergine se gli gettò in braccio, ammaliandolo con un modo procacissimo che sfidava Dio e gli uomini:—Se sapeste che tormento! E vi trovo quassù! Chi ve lo disse ch'ero qui? E voi volete morire! Ugo mio, io non credevo che tu avessi a dirmi così!

—Ma sei proprio tu?—Ugo si storceva come sotto un incubo.

—Sono io! Non mi senti? Ti bacio, ti mordo, ti voglio!

—Imilda, la tua faccia è fiamma!