—Sul cammino ci sarà d'impaccio; di qua, di là sbandandosi…. Dove trovare un filo d'erba?

—Ella ci sarà sempre accosto, e poi….—Imilda si scosse vivamente a un tratto, giungendo le mani sopra la sua creaturina:—Sì, Ugo, questo pensiero me lo manda la provvidenza! Senti: per due, per tre giorni… forse più… io non so dove e come andremo… e tu non m'hai detto….—e la gentilissima s'affisava in Ugo, collo sguardo quasi dicendogli:—Perchè hai taciuto tutta la notte? Che amore il tuo nei tristi momenti?

—Dove andremo? Imilda!—Ugo si compresse fieramente il cuore, come se in esso sentisse il serpe di un rimorso. Non sapeva quale passo; quale cima, quale direzione scegliere: dappertutto squallore, ostacoli, morte! E bisognava fuggire! Un pensiero gli era venuto: scendere diritto alle sue valli, al suo castello per pietà d'Imilda, e….

—La nostra piccina potrebbe domandarci…. Le nostre provvisioni nella capanna erano già troppo scarse: ora che abbiamo con noi?… Ugo, se il mio seno si inaridisse?—e Imilda straziata nell'anima sua, ma coll'aria rassegnata sul volto, e quasi umile da chiedere perdono:—Ugo, forse per lo spavento di questa notte…? Oh no, il Signore è buono!—e, già fidente, si scoperse il seno: se diede un brivido, fu brivido d'amore: perché la baciò la bimba, le sorrise con invito soave di madre e se la strinse: la bimba aprì gli occhi, sembrò spaurata di non trovarsi nella sua culla, ma in quella grigia solitudine, agitò le manine, posò la testina, tentò suggere le mammelle, e vagì.—Sono già inaridite!—pianse Imilda, volgendosi a Ugo, alla bimba, a Dio. Poi, già fidentissima, ricorse al primo pensiero:—Ugo, questa è ispirazione della provvidenza! Conduciamo con noi la capra: almeno la nostra creaturina avrà del latte, non morrà di fame.

All'atroce dubbio s'era mescolato un raggio di speranza. Almeno per un giorno, o due, la bimba non morrà di fame! E poi?

Imilda incalzava:—Tu, Ugo, deponi il fardello. La capra sarà la sua vita.

—Sì—disse Ugo: e il suo volto a un tratto s'illuminò d'immenso affetto.—Andrò alla capanna. Voglio quella povera bestiuola.

E Imilda con dolce violenza:—No! Con te non la volle venire e non verrà. E poi tu vedresti ancora quelle pareti!—e, sorridendo, con tutta l'aureola santa di una mamma:—Io voglio ancora baciare quella culla. Sì, Ugo: tu non sai. Staccando la creaturina dal mio seno, ho fatto un voto. Per questo Dio ci vede e tu devi sperare.

—Un voto?

—Credi tu in me? Ho pregato il cielo, e noi ritroveremo un tetto, una culla, del pane, e i nostri giorni felici!