—Imilda! E il tuo voto?

—Devo pregare in luogo santo. Ebbene? Nella capanna abbiamo abbandonato un altare di gioie e di memorie…. Ugo, lasciami tornare là….

—Se hai speranza!

—Speranza e fede. Deponi il fardello, pigliati la bimba, ma non farle prender freddo, ve'—e la mamma si spogliò delle pelli con studio d'amore soave, e fra esse avvolse la bimba, e gaiamente scherzando:—Sta qui. La mamma? Sai, è andata a prenderti la nutrice. Tu sei figlia di gran signori e i signori sono allevati da petti venduti. Noi ti diamo una nutrice da imperatori e da regine…. Fammi un bacio, inviziatella, un altro, un altro, un altro. T'ho scaldata a baci?

Ugo da tanto amore si lasciò soggiogare: disse di sì, depose il fardello e la scure: si trovò la bimba sul petto. Quell'alito innocente, tranquillo, purissimo, come l'olezzo dei fiori, parve gli penetrasse al cuore, refrigerando la piaga che v'aveva, più e più squarciata dall'immensa passione: la mente sua che prima in un caos tumultuante rifletteva, per così dire, quel cielo uggioso, quella natura squallida, senza avere un pensiero distinto, tutta presentimenti e tristezze, la mente accolse una idea di pace. Imilda l'aveva guardato negli occhi, e nelle pupille della donna c'era più che lo sguardo della madre e della moglie. Ugo fremette dolcissimamente, e, quasi meravigliato di sè, vezzeggiò la bimba, con garbi fanciulleschi, come nei giorni felici, e sorridendo spiò Imilda che si allontanava…. Quante memorie, sì, ma quante speranze rinate! Quando l'uomo, anche perseguitato dal più perverso destino, ha con sè i suoi tesori, una donna, una creaturina, che gli hanno ridato una pace e una fede gentile! Sì, quali e quante speranze! Ugo in quello sterminato deserto si sentì a un tratto contento….

—Bada al ponte!—Ugo gridò dietro a Imilda. Imilda era al ponte: la si volse, come dicendo:—Sta tranquillo!—si fece il segno della croce, passò al di sopra delle acque fragorose, e lesta lesta fu alla capanna. Quanto avrà pianto e sorriso! Quanto avrà pregato per Ugo, per la figlia, per lei! E, solissima, finalmente avrà supplicato—O padre! o padre, mi perdona!… Padre, ero nata da te, ma ero nata per l'amore!… Non mi guardi più?

Ugo, non trovandosi per un momento Imilda al fianco, provò d'amarla doppiamente.—O mia donna!—proruppe:—La mia grande sventura è la mia ventura! Sì, se gli uomini mi condannarono alla fuga, alla solitudine, all'esiglio, la mia stella mi concesse la ferma, la piena, l'unica vita dell'affetto! Come ho amato! Come amo! Laggiù in mezzo agli uomini, all'armi, alla potenza, avrei provato tutto lo squallore del deserto! Trista era l'anima mia più che l'avello dei morti! Volevo vivere e morivo, volevo morire e vivevo! L'odio e l'amore!… In poco tempo s'era squassata l'anima mia…. Quassù ho dimenticato i miei nemici, i miei più fieri, Oldrado e Guidinga, il mio fìerissimo Ugo ho dimenticato, e sono Silverio…. O mia donna! Che cos'è Dio? l'anima? il bene? Io non so: so che tu sei il mio Dio, l'anima mia, il mio bene! Tu il mio riposo!… Vieni, ch'io ti voglio: e con un ardentissimo bacio voglio sul tuo cuore suggellare le care speranze che ti allietano questi dirupi dell'esiglio!… Quando in me vedi il boscaiuolo, eccomi pronto a sfidare la valanga, fosse pure per coglierti un solo filo d'erba che ami: quando in me ricordi e compiangi e susciti il cavaliere, eccomi, armato come vedesti, audace senza l'elmo, insignito di sproni d'oro, tremendo figlio d'una traditrice e di un tradito, non quale fui, meschino in confronto alla tempesta che mi ruggeva in petto, ma quale avrei voluto essere, eccomi…. come un paggio a' tuoi piedi…. e tu comanda! Tu non comandi mai, Imilda! Tu desideri, tu guardi, tu baci…. Tu mi hai donato una bimba…. O fanciullina mia, non sai come si chiami tuo babbo? Silverio? Ugo? Si chiama felice: e ti basti. E qual vita ebbe? Nessuno mai te lo racconterà, perché andremo in terra straniera: noi taceremo gli strazi di un dì, perchè non turbino le famigliari gioie della nostra povertà!… C'è Bonello? c'è Oberto? c'è Adalberto laggiù? Io, fuggendoli, li oblìo!… O fanciullina, che so del mio ieri, del nostro domani? So che ti amo, ti bacio, e ti supplico:—Tu chiuderai gli occhi a tuo padre!—O mia donna! o mia bimba!… È triste momento questo, ma io non so perché provo nell'anima unicamente l'amore! Perché? Imilda ha fatto un voto. E per quello sento d'amarvi sette volte sette, come porta la mia scomunica! Ed ecco il mio premio!

Imilda dall'orticello tornava colla capretta. Quali erano i suoi pensieri? La capretta le era dinnanzi irrequieta di contentezza: lei dietro tenendole fanciullescamente una funicella al collare e canterellando, quasi per dire al suo Ugo:—Ho veduto quelle pareti: senti, ma non soffro! Sii contento, Mio Ugo, ti voglio tanto bene!—e quasi ancora per dire alla bimba:—Odi la mia canzone? Ti voglio tutto il mio amore!—

Imilda giungeva al torrente. Ugo guardò sorridendo…. Imilda e la bestiuola erano a mezzo del ponte: Imilda si fece il segno dì croce: la capretta in quel momento, ravvisando la bimba, per molta gioia diede un lancio all'innanzi, saltando sul ciglione diruto. La donna fu trascinata da quella con troppa furia su quel tronco stretto e vacillante. Ugo vide due braccia agitarsi, rinculare la capra, poi sollevarsi un turbinìo di schiuma…. E il ponte era deserto!

In quell'attimo Ugo tese spaventosamente le mani, sforzo d'aiuto inutile e pericolo per la bimba, la quale poco stette gli sfuggisse e cadesse: poi s'avventò, rugghiando, al torrente…. La capra e la donna erano scomparse per sempre!