Giù, giù, al basso, là dove le acque sbalzate a piombo si travolgevano, diguazzandosi nella spuma occhiuta, là i massi rattenevano come un fascio sanguinoso. L'ingorgo avvenuto in quella orrenda chiusura faceva rigurgitare le nuove acque cadenti, finché queste ebbero forza di spazzare: allora quel fascio, trafitto, affondato, aggirato fu spinto sull'orlo, straziato, poi di nuovo giù di balza in balza, di scheggione in scheggione, ora per diritto, ora per traverso…. Avrà avuto la mollissima quiete del galleggiare addormentata solo alla valle, dove il torrente si spiana e bisbiglia d'amore prima di mescersi all'ondoso Chiusone. Imilda!
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L'immensa pietà fece sì che Ugo avesse l'immensa ferocia della belva.
Perché la capra con lei? Perché non la bimba? Non era sua madre quella? Ugo fu per travoltolarsi furiosamente nella forra imprecando—Sia con suo padre!—ma in quel momento il dimonio dello scherno costrinse le pupille del tormentato a guardare la santissima casetta dell'amore….
—Che mi resta?—domandò Ugo con disperazione atroce.
Ugo credeva d'avere in vita sua già sorriso e già sghignazzato! Ma verissimamente allora per la prima volta sorrise e sghignazzò….
Sotto alle sue strette feroci la bimba vagì rabbiosamente. Erano due mesi che Ugo e Imilda dalle labbra di lei aspettavano con ansia d'amore quei primi suoni balbettati con cui s'invoca la mamma. In quel momento, amorosissima tra i goccioloni di pianto che venivano giù per le guance a pozzettine, la boccuccia farfogliò:—Mem…. mme….
Che minuto di paradiso per un padre! per uno sposo!—Bonello! Bonello! vieni e uccidila sotto i miei occhi, e uccidi me!—supplicava il cavaliero, più che pazzo, andando incontro a un invisibile supplizio, e, più che indemoniato, retrocedendo, fuggendo, tentando divincolarsi disperatamente e ruggendo contro i lividi dirupi e per le selve desolate:—Imilda! Imilda!—e più supplicava:—Venite! O Bonello! o Dio! o il dimenio!.. Datemi la mia donna!—e dieci volte lasciò la bimba sugli scheggioni, e, come uno spettro, piombò di spaccatura in spaccatura al torrente, ma invano, sdrucciolando sui fianchi gelati dei massi e cadendo a precipizio: e di là dalle profondità sorde e strepitanti, violastro, insanguinato, inzuppato, s'inerpicava con ogni tormento a ricercare la bimba…. Non glie l'avevano rubata? Sì o no?.. E perdendo le tracce della sua via crucis nell'inestricabile labirinto degli orridi ciglioni gemeva come una lupa trafitta lungi dal covo, e s'aunghiava, s'inerpicava, s'inerpicava, e giù avventavasi ancora….
Intorno c'era il deserto. Stette per più di un'ora avvinghiato a un arbusto a spini, tormentando i piedi nel fondo scheggioso di un'acqua ghiacciata, sporgendo il capo da una caverna nerissima su un abisso senza misura e senza colore, e speculò giù la valle, le valli, implorando da quell'ultimo lembo di cielo che vedeva all'orizzonte, e diceva il cielo della sua patria, implorando il Dio tristissimo del suo castello e la ferocia de' suoi nemici vivi…. Nessuno veniva, nè Adalberto, nè Oberto, nè Baldo, nè i vili prezzolati!
Tornò su alla bimba. Intorno c'era il deserto. In quel cielo caliginoso sentiva il vuoto e non osava guardare: dalla immensa natura gli si stringeva intorno formidabile il regno del silenzio e della morte…. Nessuno veniva. Chi doveva accorgersi di lui? Chi poteva ascoltarlo da una vetta eccelsa? Ugo impugnò la scure, e volle simulare il fragore della bufera, spaccando i massi, a trarne scintille di sotto il ghiaccio, a farne volare le scheggie agli abissi e al cielo, spaccando, indiavolando, ululando, rotolandosi e piangendo….—Ho squarciato l'uscio della cappella! Così sono entrato in paradiso! Così mi spalancassi il baratro!