Infine Ugo sghignazzò con un subito pensiero:—Ah! vedrò se i morti, almanco i morti sono ancora in ispirito, e se hanno pietà, quanto strazio essi ebbero dai vivi!—strinse la bimba, stette un pezzo ancora aspettando dalla valle e dalle cime, poi d'improvviso scagliò lungi la scure e il fardello, e s'inerpicò sulla montagna…. Per dove?

Ugo camminò, e camminò, e camminò….

Al morire del giorno egli vagolava in mezzo alle nevi crepitanti sotto i suoi passi incalzati, senza più sentiero, insanguinato e fradicio le mille volte, lui e la bimba: a tratto gittandosi carpone, a tratto balzando sulle rocce…. Ove c'era una vallicella, la appariva squarciata e striata da una grande ruina di macigni rotolati: le boscaglie divelte, il terreno sommosso, trascinato, franato: non un filo d'erba: qua e là enormi solchi, nuovi torrenti deviati, fra gli scheggioni e le zolle ferrigne. Nell'aria rombava sempre come il fragore d'un diluvio, la nebbia a strappi turbinava sui picchi, il cielo sembrava quello che i dannati debbono vedere dallo inferno. Calava la sera. Ugo giungeva ove quella valle castigata s'addentrava in una piegatura rocciosa del monte. Vide quelle mostruose tracce di distruzione, respirò quell'aria, odorò quelle brume, e ritto, stupendo, supplicatore e sfidatore, prese la bambina sotto le ascelle, alzò le braccia quanto potè, come chi faccia offerta a un grande altare…. Era venuto a luogo di salvamento, oh sì! Intese dov'era.—Udite!—quasi cantò, sinistramente, come l'araldo di una sfida a quel deserto portentoso:—Udite, udite il giullare che si chiamò Ugo conte di Lanciasalda!… Laggiù alla valle il torrente mette nel Chiusone, oltre ancora il Chiusone nel Pelice, oltre ancora il Pelice nel Po. Verrai al Po nativo, o Imilda! Oh non scendi cullata tra le foglie di rose! Non attorci le bionde trecce ai fiori tremolanti alla superficie delle acque, nè sveli le bellissime membra addormite di voluttà, come una dolce suicida!—e ai vagiti della bimba, aspro come una tromba di guerra:—Chi vedendoti, o Imilda, dica: "Questa è sventura" ascolti una voce d'uragano, così: "L'odio dell'uomo prepara ben altre vendette che quelle del destino!" Chi, vedendoti, si faccia segno di croce, preghi per sè e per i suoi, non per te…! Verrai al Po nativo, o Imilda! Un giorno anch'io scenderò per quelle valli e il boscaiuolo Silverio sarà ridiventato Ugo il cavaliero! Ugo il cavaliero!—e squassò la testa, e si chinò al destino che gli sghignazzava dalle punte dell'Assietta.

Tacque, poi, come aspettando una risposta, più alzò la bimba, gridando:—O Guidinga, rotola la valanga per me! Come un giorno dallo scalone hai rotolato il tuo corpo per te!

E camminò ancora, ancora:—O Guidinga, guardate per cui vi chiamo! Una bambina che stride!

Ancora:—O madonna perduta, ho gli sproni d'oro!

Al passo dell'Assietta, erto, lugubre di vastissimo silenzio, desolato da un cielo implacabile, irto di spettrali pinete, Ugo aspettò la morte. Neve, deserto, immobilità: tanto ascoltano i vivi, come i trapassati.

Ugo, gettatosi sul terreno, sdrucciolando sui ghiacci, senza più pregare, si strinse furiosamente la bimba: strisciò: venne innanzi a battere allo spiraglio di un gran masso spaccato e guardò giù per quella balestriera…. Al di là vide l'altro versante del monte: giù le capanne mostravano i tettucci di pietra allineati sul ciglio di un torrentello: giù un paese, giù la valle con in fondo incertissimamente due macchie di borgate sulla striscia fumosa di un fiume. Il paese era Meana: e le borgate Susa e Bussoleno.

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Ugo stette senza più coscienza, percosso e rannicchiato contro il macigno. Si svegliò e gemette: scosse la bimba: era morta? Ugo giacque ancora, e sognò la ghiacciata requie dell'avello, sognò il regno pallido dei morti, e vide come un grande cimitero coperto da un unico lenzuolo funerario. Solo il cuore gli dava tormento: e si diceva:—Ecco i vermi lo forano: i vermi? Questi che martellano così sono avoltoi di rapina!—Sentiva un che di tepido sul volto; al petto si stringeva qualcosa, e andava susurrando:—I morti almeno credono all'angiolo della resurrezione! Ecco che coll'ala mi scalda la fronte! Ma com'è penetrato nell'avello? Qui sono alla curte, con mio padre…. Lui si sfa, ma è tutto freddo e orrendo…. Che cos'ho al petto?… La mia fascia dell'armi?… Vorrei sapere che sarà scritto su questa pietra…. Pietra? Ma io non giaccio sotto! io sono portato dall'acque di un fiume che va alla valle, al mare. Chi mi scalda? Sono quelle ciocche di capegli di donna che ho tanto baciate!…—Infine provò un freddo solo: sparvero le visioni: e fu come sepolto….