Ugo si svegliò. Egli aveva ficcato la persona nella spaccatura della rupe: nel togliersi di là, ancora guardò giù e alla prima luna, che splendeva bugiarda di lontano, vide proprio Susa e Bussoleno….
Ma che? Santa Maria! lungo la Dora strisciavano sì e no nel vapore denso e radente certi e certi fuochi…. Di sopra al suo capo il cielo era sempre livido e brumoso e freddissimo.
—Se là ci fosse guerra!—ringhiò Ugo, e si rizzò, scosse la bimba, con grand'ansia e con grande tormento vide ch'ella era viva: allora prese a discendere dal colle dell'Assietta verso quella valle.
Cammina, e cammina…. Aveva fame. Se egli avesse avuto quello sparviero stecchito presentato all'omaggio! Picchia a una capanna, è deserta: a un'altra, è deserta: a un'altra, è deserta: tutte deserte. Nemmanco la provvidenza ha pietà, perchè sul monte comincia la neve a cadere a fiocca a fiocca, e s'addensa il nebbione: di lontano sparisce la luna.
Ugo si precipita giù, giù, giù….
Giunge a Meana. Là vi è una cappelletta dei poveri morti, un arcuccio soffogato in un pattume con cinque o sei crani grotteschi. Ugo, per la nessuna pietà che i morti ebbero per lui, insulta quegli avanzi, imbrattandoli coll'istessa poltiglia che loro serve di guanciale: raschia la terra e trova una mano ricisa di fresco. La mano ha le dita volte al basso, verso Susa.
—Accetto l'augurio!—dice Ugo, inconscio di ciò che lo aspetti, e si leva: svoltando dietro la cappella con troppa furia poco sta che non ischiacci la bambina: ed ecco trova raccosciati sulla roccia consacrata un uomo e una donna. Sono vivi? sono morti? Che fanno?… L'aria è buia.
—Chi siete?-domanda Ugo.
I due sobbalzano spaventati, lo guardano, poi sembrano rassicurarsi, piangendo.
—Chi siete?