[36]. Cfr. Weber, Indische Studien, V.

[37]. Cfr. Martigny, Dictionnaire des antiquités chrétiennes, sotto l'articolo Joseph: «Il est d'un âge mûr, tantôt chauve, tantôt la tête couverte d'une épaisse chevelure; il est ordinairement vêtu de la tunique et de pallium; mais s'il est figuré avec quelqu'un des attributs de sa profession, qui, selon l'opinion commune, était celle de charpentier, par exemple, avec la scie, comme dans un diptyque de la Cathédrale de Milan, ou avec la hache, comme sur le sarcophage de Saint Celse de la même ville, alors il porte le costume des travailleurs, cheveux courts, tunique à une seule manche.»

[38]. Così il creduto sciocco nelle novelline popolari, non veduto dal padre e dalla madre, discende nella cantina per berne il vino, e fa scorrere invece il vino per tutta la cantina, onde, tornando la madre a casa, si sdegna.

[39]. Ho già riscontrato, nella mia Mitologia zoologica, la leggenda indiana di Trita chiuso nel pozzo da' suoi due fratelli Ekata e Dvita, con le novelline numerose, ove il giovine fratello che ha compiuto un atto eroico, discendendo nel pozzo, ov'è il drago, viene chiuso nel pozzo dai fratelli invidiosi.

[40]. Cfr. quello che s'è osservato nella seconda Lettura, pag. 40, intorno al Dio Parganya.

[41]. Cfr. la citata preziosa opera del Muir, ove il paragrafo riferente i passi vedici risguardanti Indra si può quasi considerare completo, ed è, in ogni modo, ricchissimo.

[42]. Sulla leggenda di Prometeo (dal vedico Pramantha illustrato dal Kuhn e dal Baudry, al dramma di Eschilo, al poema di Lucrezio, al poema drammatico di Shelley) il professor Trezza faceva nella sera del 19 marzo 1874 una splendida ed eloquente conferenza nel Circolo Filologico di Firenze. Colgo pure l'occasione per raccomandare la lettura di due bei capitoli intitolati La critica della Natura ed I miti, nell'opera recentissima dello stesso critico, intitolata La Critica moderna, ove si riassumono, in una forma, spesso, luminosa e scultoria, i principali veri scoperti dai moderni mitologi.

[43]. Nel mio Saggio intitolato: La vita ed i miracoli del Dio Indra nel Rigveda. Firenze, 1866.

[44]. Così indrya «il senso intimo» spiegherei ancora per antarya (od antariya), che vale, per l'appunto, intimo, interno. Una leggenda cosmogonica del Çatapatha Brâhmana sembra conservare alcuna reminiscenza della etimologia che io propongo per la parola Indra (da Andra, Antara), quando ci dice: l'alito nel mezzo è Indra; egli per la sua forza indrijaca (o mediana) produce nel mezzo gli spiriti (le anime interiori, gli spiriti mediani, i sensi): Sayo 'yan madhye pranah esha evêndrah tân esha prânân madhyatah indriyena indha.

[45]. Cfr. la prima Lettura, pag. 31.