[81]. Nelle edizioni francese e tedesca di quest'opera, per un lieve e facilissimo equivoco d'interpretazione della voce ambigua inglese turtle (che significa tortora e testuggine), presso l'Introduzione, i due egregi traduttori s'accordarono a tradurre per tortora, mentre invece vi si tratta della tortoise o testuggine. Colgo quest'occasione per rettificare questo curioso e naturalissimo sbaglio occorso in traduzioni che si raccomandano, del resto, entrambe per fedeltà ed eleganza.

[82]. Debbo tuttavia soggiungere come contro uno de' miei argomenti parziali, per identificare le parole Kaçyapa e Kac'ch'apa, mi oppose ragioni di grave peso il professor Ascoli nella Revue de Linguistique dell'Hovelacque (ottobre 1873); esse non infirmano la interpretazione generale, ma di certo, in parte, la danneggiano; tutti sanno oramai come gli argomenti linguistici del professor Ascoli, per la sicurezza del suo genio analitico, siano pressapoco invincibili.

[83]. Qui si riconferma con un altro testo evidente la mia identificazione della testuggine fallica che sostiene il mondo col fallico bastone, e si giustificherebbe per analogia l'ipotesi da me avanzata di una relazione intima supposta in antico fra le parole Kaçyapa e Kac'chapa.

[84]. Sanskrit Texts, V, 388.

[85]. Prag'âpati e Brahman e Brahmanaspati e Br'ihaspati s'identificano; la Prithivî celeste dicemmo essere, per lo più, ora il cielo, ora l'aurora; dicemmo che la figlia di Prag'âpati fu spiegata dai commentatori indiani ora come cielo, ora come aurora. Il Br'ihaspati o sposo della larga equivale perfettamente al Prag'âpati che s'unisce con la figlia e versa il seme, ossia pioggia o rugiada, sulla terra.

[86]. Il dottor Muir ha raccolte le nozioni del Rigveda intorno agli attributi di Br'ihaspati e di Brahmanaspati, in un paragrafo del quinto volume dei Sanscrit Texts; credo opportuno il riprodurre l'intiero paragrafo, a persuadere lo studioso intorno alla loro duplice identità col Brahman creatore supremo e supremo penitente, e, in ispecie, con l'Indra tonante signore del cielo: «Brahmanaspati, or Br'ihaspati, appears to be described in VII, 97, 8, as the offspring of the two worlds, who magnified him by their power: whilst in II, 23, 17, he is said to have been generated by Tvashtr'i. He is called a priest X, 141, 3; is associated with the Rikvans or singers (VII, 10, 4; X, 14, 3; compare X, 36, 5; X, 64, 4); is denominated an Angirasa (IV, 40, 1; VI, 73, 1; X, 47, 6); is the generator, the utterer, the lord, the inspirer of prayer (I, 40, 5; II, 23, 1, 2; X, 98, 7), who by prayer accomplishes his designs (II, 24, 3), and mounting the shining and awful chariot of the ceremonial, proceeds to conquer the enemies of prayer and of the gods (II, 23, 3-8). He is the guide, patron and protector of the pious, who are saved by him with wealth and prosperity (Ib., 9). He is styled the father of the gods (II, 26, 3); is said to have blown forth the births of the gods like a blacksmith; to be possessed of all divine attributes, viçvadevya or viçvadeva (III, 62, 4; IV, 50, 6); bright, çuc'i (III, 62, 5; VII, 97, 7); pure, çundhyu (VII, 97, 7); omniforn, viçvarûpa (III, 62, 6); possessed of all desirable things, viçvavâra (VII, 10, 4; VII, 97, 4); to have a hundred wings, çatapatra (VII, 97, 7); to carry a golden spear, hiranyavaçi (ib.; compare II, 24, 8, where a bow and arrows are assigned to him); to be a devourer of enemies; vr'îtrakhâda (X, 65, 10; compare VI, 73, 3); a leader of armies along with Indra etc. (X, 103, 8) and armed with an iron axe, which Tvashtr'i sharpens (X, 53, 9); clearvoiced (VII, 97, 5); a prolonger of life (X, 100, 5); a remover of disease (I, 18, 2); opulent; an increaser of the means of subsistence (I, 18, 2). Plants are said to spring from him (X, 97, 15). He is said to have heard the cries of Trita who had been thrown into a well and was calling on the gods, and to have rescued him from his perilous position (I, 105, 7). He is further described as holding asunder the ends of the earth.»

[87]. Sanskrit Texts, III, 230.

[88]. Sanskrit Texts, IV, 56.

[89]. Nell'Atharvaveda si dice esplicitamente che il sole ha natura di Fuoco (o d'Agni), la luna d'Ambrosia (o di Soma).

[90]. Tutti i testi indiani di qualche importanza intorno a Rudra furono diligentemente raccolti dal Muir nel IV volume de' suoi preziosi Sanskrit Texts.