Poichè le donne credono alla predestinazione; e fu tempo che vi credevano anche gli uomini. Leggo nella vita di Settimio Severo, presso gli Scriptores Historiæ Augustæ[37], come questo imperatore sposò una fanciulla, credendola sortita a nozze regie, se pure, come è probabile, non simulò di credere quello che gli tornava. Così, presso il Lalita-Vistara[38], Buddha non conoscendo ancora la sua futura sposa, appena la incontra, sente ch'è dessa. Egli ha la piena intelligenza delle sue virtù. Ora a questi presentimenti che sono diventati una superstizione particolarmente femminina, io do volentieri una origine mitica. Mi par difficile che una giovinetta dica d'una cosa accaduta «il cuore me lo diceva», se simili avvisi del cuore non abbia mai udito vantare prima da sua madre; la credenza ne' presentimenti è tradizionale, ereditaria di madre in figlia. Buddha s'accosta alla sua sposa e ha l'intendimento della sua virtù; Buddha è il sole, quello che vede tutto; la sua sposa è l'aurora; il sole s'accosta all'aurora; il sole trova la sua sposa, la indovina alla prima. Per altra parte, l'aurora è la più sollecita a destarsi; è la prima a vedere, a scoprire; essa prevede; l'aurora è donna, e la donna si paragonò all'aurora; ossia si fece indovina. Ma non solo l'aurora è sposa del sole; anche talora la nuvola: la nuvola tuona; la nuvola avvisa; la nuvola è donna; e la donna si paragonò alla nuvola, ossia si fece pitonessa, sibilla, druidessa, fata, profetessa. Come aurora, presente; come nuvola, predice.

Ad altri pronostici ricorrono ancora in Italia e fuori le fanciulle da marito.

Nel contado di Pinerolo, per sapere se un matrimonio avrà luogo sì o no, mettono insieme due pallottole di stoppa destinate a rappresentare gli sposi desiderati; quindi le due pallottole si abbruciano nell'aria; se le ceneri si sollevano, buon segno, il matrimonio si fa; se restano giù, cade pure ogni speranza nella povera villanella. Un'altra forma dello stesso uso è il così detto mignofet; si mettono due fantoccioni di stoppa l'uno innanzi l'altro e s'appicca loro il fuoco; cadono essi l'uno verso l'altro? e tutto andrà bene; si voltano essi da un'altra parte? ed anche le nozze si voltano.

Nell'Atharvaveda, è una strofa ove si invita la sposa a salire sopra una navicella della fortuna che la porterà verso il suo predestinato. Il Weber, che la scoperse e la citò[39], riferisce alcune usanze germaniche, le quali mi sembrano bene provare come la formola d'invito alla fanciulla perchè si imbarchi con la sua fortuna dovesse pure accompagnare qualche esperimento che le fanciulle indiane facevano della loro sorte come spose.

Ora una tale corrispondenza de' giuochi a certe popolari usanze, parmi che renderebbe, a chi lo tentasse, molto interessante un altro libro, che si potrebbe intitolare la storia dei giuochi. Auguro pertanto che, fra tanti giuocatori, uno se ne trovi, che il desiderio di illustrar l'arte, alla quale si appassiona, muova a soddisfare con la vanità sua la nostra curiosità, raccogliendo materiali per l'opera da me proposta, alla quale non farebbero certamente difetto i lettori.

Oltre l'Epifania, è vivamente desiderata dalle nostre fanciulle la notte di S. Giovanni[40], per interrogare l'oracolo d'amore. In Santo Stefano di Calcinaia, piccolo borgo ad otto miglia toscane da Firenze, ove io sto scrivendo queste pagine, le fanciulle ricorrono a tre forme di oroscopi. Verso l'albeggiare, pigliano del piombo e lo liquefanno; così liquefatto lo mettono nell'acqua, ove il piombo assume figura di un omino; secondo la figura di quest'omino, argomentano del mestiere che farà il loro sposo.

Oppure le fanciulle, pigliano tre fave; sbucciano l'una per intero, l'altra a mezzo, la terza punto e le involgono in tre pezzi di carta per riporle sotto il guanciale; la notte ne levano a caso una di sotto il guanciale: se la fava è tutta sbucciata, lo sposo sarà un povero; se a mezzo, nè povero nè ricco; se punto, lo sposo sarà ricco. Finalmente, ancora consultano la sera le stelle e ne fissano particolarmente tre, le quali chiamano de' mercanti; la notte, com'esse dicono, sogneranno inevitabilmente tre uomini; e l'uomo che esse vedranno in mezzo sarà lo sposo loro destinato.

A Modica, scrive il signor Amabile, nel primo giorno di ottobre, la ragazza semina due fave in un vaso, l'una per sè, l'altra per colui che le diresse qualche occhiatina amorosa; e se le due fave spunteranno prima della novena o nel corso della novena dell'Arcangelo Raffaele, il matrimonio pare assicurato; se spunta la sola fava del maschio, è segno che la fanciulla mancherà di parola, se la sola fava della fanciulla, essa verrà invece tradita. La fava è un noto simbolo fallico, uno de' motivi per cui era considerata come cibo impuro dagli antichi, onde Pitagora si asteneva dal mangiarla.

Mattia di Martino, in uno scritterello sopra gli usi e le credenze della Sicilia[41], ci fa conoscere un altro pronostico fatto con le fave: una donna gli raccontò come assistendo ad una di quelle fattucchierie che sogliono farsi la sera di San Giovanni «vide mettere in un sacco tre fave, una intera (sana), una senza l'occhio, (la parte nera pizzicata), ed una terza sgusciata (munnata); ciascuna avvolta in un pezzetto di carta. Dopo averle mosse ben bene, vi si faceva mettere dentro la mano a quella ragazza a cui si voleva predire che razza di marito avesse a pigliare; se si tirava su quella intera, segno che doveva essere benestante; se quella senza l'occhio, tignoso; se quella sgusciata, nudo[42]

A Mineo, in Sicilia, la notte di San Giovanni, le ragazze mettono alla finestra la così detta spina (il fiore del cardo selvatico); ove la spina si apra e fiorisca nella notte, esse si sposeranno, oppure il loro amante sarà fedele.