Ma le più copiose notizie sopra gli usi popolari siciliani del San Giovanni che si riferiscono alle nozze le trovo in una lettera che il mio amico Giuseppe Pitrè diresse nell'anno 1871 alla cara e compianta baronessa Ida Reinsberg von Düringsfeld. «Tutte le fanciulle insofferenti d'indugio, nei tredici giorni che precedono la festa di Sant'Antonino, cercano propiziarselo con una tredicina, durante la quale altre nella chiesa di lui, altre nel silenzio delle pareti domestiche lo pregano a caldi occhi perchè con S. Pasquale e S. Onofrio avvii un matrimonio tra lei e un giovane grazioso e simpatico; di che l'invocazione:
Sant'Antuninu,
Mittitilu 'n caminu;
San Pasquali,
Facitulu fari;
Santu Nofriu gluriusu:
Beddu, picciottu e graziusu!
Ora supponiamo negli invocati santi le migliori disposizioni di questo mondo a favore della troppo ingenua supplicante; chi, e di qual mestiere sarà lo sposo di là da venire? e chi lo sa? E come si fa a saperlo? Niente di più facile, dicono le donne, non s'ha che attendere la festa di S. Giovanni Battista, e se ne vedrà la esperienza. Allora verso il mezzogiorno, quando il sole è più alto, ogni ragazza che sente il pizzicor d'amore mette innanzi l'uscio di casa sua una catinella con acqua limpida e fresca; fonde un pezzo di piombo, e ve lo riversa d'un colpo. Il piombo, istantaneamente raffreddato, vien tratto fuori dall'acqua; tremante e palpitante la ragazza lo guarda, lo affissa e vi scorge, o crede di scorgervi, un carro, una vanga, una vela, una pialla e che so io; ed ecco fatto: il futuro sposo sarà un carrettiere, un contadino, un pescatore, un falegname! — In Belpasso, comunello su quel di Catania, si cerca appurare il mestiere dell'amante per mezzo della farina. La ragazza prende uno staccio, e colle mani rivolte indietro tanto che nè anche lei veda nulla, si mette a cernere e cernere. Terminata l'opera, si volta e chinasi a guardare la farina caduta; la quale se è a barre dà indizio che c'è a vista un falegname, se a rivelature e a mucchietti, un contadino, ecc. — Le ragazze dello stesso Belpasso e di Assoro, un giorno prima della festa, si riuniscono in varii gruppi. Colei, a cui venga nel giuoco la volta sua, addoppia un laccio o una cordella e dai due capi messi insieme lo avvolge a un pezzettino di legno, a un bubbolo, a una cosa qualunque; e così avvolto lo gira per tre volte di seguito senza pure vederlo, intorno alla persona, e secondo i suoi desiderii ripete:
San Giovanni sì, San Giovanni no;
Sì m'hè pigghiari a iddu,
Pozz'essiri 'mbrugghiatu, o dunca no.
Se S. Giovanni vuol bene alla ragazza, in capo al terzo giro, il laccio o la cordella dev'essere talmente intrigato che i due capi del principio s'hanno a trovare in fine, e quello che è sopra deve passar sotto. E qui sta, m'ha detto una buona donna di quel comune, il miracolo di S. Giovanni. In Prizzi e Salaparuta ogni fanciulla corta di sorte raccoglie un fiore, detto perciò Ciura di S. Giovanni, gli abbruciacchia le estremità della corolla e lo ripone in un buco all'aria aperta. Il domani, se esso è ravvivato, se ne promettono buoni augurii pel futuro sposo e per l'indole e condizion sua, altrimenti egli o non si troverà o porterà la mala ventura. In Milazzo questo fiore è un piccolo carciofo selvaggio[43], in Assoro e in Belpasso un quissimile, ma in Belpasso lo si mette sui forni invece che in un buco qualunque. A Monte S. Giuliano (l'antico Erice, prov. di Trapani), nel giorno di cui parliamo, ogni ragazza getta dalla sua casa in mezzo la via una mela, e la tiene d'occhio finchè altri la raccolga. Se il primo a passare per quella via è un uomo, sarà questo un augurio di sicure e non lontane nozze; se una donna, o essa raccoglie la mela, e questo vuol dire che non c'è da sperare nessun matrimonio; o la guarda senza toccarla, e questo significa che la ragazza che attende il presagio resterà vedova; se un prete, ella morrà nubile. Nè questa maniera di trarre auspicii è solamente per San Giuliano. Se ci fermiamo a Milazzo, ne veggiamo una anche più curiosa. Quivi le donne, sopratutto le ragazze, fanno, secondo la loro intenzione, la novena a San Giovanni. Al nono giorno, si mettono in via a sentir parole che eventualmente il primo incontrato dirà. Le prime parole che udranno saranno indizio se l'oggetto per cui han fatto la novena sarà o non sarà per avverarsi. A mo' d'esempio, sentiamo a dire: nenti, nenti, è inutili; oppure mmalidittu ddu jornu, ovvero sunu perduti li spisi, e allora diranno: la cosa non avverrà, non può avvenire.»
A Venezia, le ragazze prendono la ventura mischiando insieme i tarocchi, e poi vi fanno passare ad una ad una tutte le carte, dicendo: uomo, bell'uomo, mercante, ladro, spia. Se quando passa il due di spade, si dice bell'uomo, è segno che si sposerà un bell'uomo, se si dice spia, è segno che si sposerà una spia, e così di seguito. Il giuoco si fa pure con una variante per sapere se si è amati: si dice: mi ama, mi brama, mi vuol bene, così così, non me ne vuole; la parola che si dice quando passa il due di spade dice la verità. Si prova ancora l'amore nel modo seguente: si toglie un capello al damo, lo si distende sopra una mano; con le unghie del pollice e dell'indice dell'altra mano si distende in giù tre volte, ricordando il damo; poi si guarda come il capello è rimasto: se il capello si rizza, è segno che il damo vuol bene (si può confrontar qui la prova che si fa nell'Umbria con la fogliolina d'ulivo); se nè si rizza nè si distende, l'amante non è caldo, se rimane disteso, l'amante è intieramente freddo, e fa solo per celia. La vigilia di San Giovanni si fanno tre lettere col nome che si vuole, ma differente per ciascuna lettera, che si chiude ma non si suggella; e si va sul tetto e si mettono le tre lettere sotto gli embrici. All'alba si torna sul tetto, e si è sicuri di trovare una delle tre lettere aperte; il nome che è scritto in quella lettera che s'apre è il nome dello sposo futuro. Si fa pure a Venezia la prova del piombo, o quella della chiara d'uovo che le somiglia, ed anche quella della pantofola, che si getta giù dalla scala; mancano tanti anni al matrimonio quanti sono gli scalini che la pantofola ha passati andando giù, onde le ragazze mettono ogni arte nel buttar con la punta del piede la pantofola perch'ella ritorni allo scalino da cui si butta. Si pianta pure frumento in un vaso, lo si inaffia e si mette al buio; dopo otto giorni, il grano è nato; se si trova duro, verde, bello, si sposerà un giovine bello e ricco, se si trova bianco o giallo, lo sposo non varrà niente. Se il frumento è bello, lo si lega con un nastro rosso, e lo si mette in vista sul balcone, perchè si vegga quale fortuna sta per toccare alla fanciulla. Si ascoltano pure a Venezia i nomi di quelli che passano la mattina di San Giovanni, e si fa pure una prova simile a quella toscana e siciliana delle fave[44]. La prova de' fagiuoli riunisce insieme le due prove; si va alla riva, e quando l'acqua è calma, si buttano ad uno ad uno in mare, i tre fagiuoli dicendo:
Fasiol, bel fasiol,
Va più lontan che ti pol;
Va più lontan del mar,
Dime 'l nome de quello che m'à da sposar.
Allora si ascolta, ed il primo nome che si ode è quello di colui che si deve sposare.
Per una simile ventura, s'invoca pure alla vigilia di Sant'Agostino questo santo:
Sant'Agustin de l'abito,
Santo sè e santo sarè,
La mia fortuna vu la savè;
De la del mar, de qua del mar,
Diseme 'l nome che m'à da capitar.