Allora s'ascolta quello che l'acqua risponde, e il primo nome che si ode rammentare sarà quello dello sposo futuro.

In Francia, nel mattino di San Giovanni, è il trifoglio che annunzia alle ragazze un prossimo matrimonio o un matrimonio felice[45]. Una simile credenza esiste in Italia pel trifoglio delle quattro foglie; lo rammenta pure S. Farina, nel suo Tesoro di Donnina.

Nella Svezia, secondo il Léouzon Le Duc[46], la vigilia di San Giovanni tre ragazze si raccolgono a preparare in silenzio un pasticcio, che insieme fanno cuocere e dividono a caso in tre parti; le quali mangiano. Vanno quindi a dormire e sognano la notte inevitabilmente un giovane che muove alla lor volta con una dolcissima bevanda; quello è il giovine destinato a menarle all'altare. È chiara la somiglianza di quest'uso con quelli di Calcinaia sopra riferiti; un altro, pure della Svezia, ci richiama ai medesimi; ma io temo che il Léouzon Le Duc non ce lo abbia descritto per intiero. Secondo questo viaggiatore e dotto francese, le ragazze svedesi compongono a San Giovanni un mazzo di nove fiori diversi, fra i quali sempre l'hypericum o fior di San Giovanni; questi fiori vogliono essere raccolti da nove campi diversi. Composto il mazzetto, lo mettono sotto il guanciale e si coricano; quello che nella notte sogneranno, avverrà. Non sembra egli probabile che ogni fiore abbia un suo proprio significato? e che dal tirar fuori del mazzo a caso uno di quei fiori si disegni alle fanciulle svedesi il loro destino?[47].

Ad altri oracoli d'amore ricorrono in Grecia per San Giovanni, ai quali allude pure il canto popolare:

La sorte gettai per provarti
E la mia sorte mi disse che moglie ti pigli:

ed una prova sarebbe accennata in questo distico:

La mia mano ha ben presa la tua tenera mano,
Quest'è segno buono ch'io ti farò compagna[48].

Il dottor Pierviviano Zecchini, ne' suoi Quadri della Grecia Moderna[49], ci ha fatti conoscere due de' pronostici nuziali ai quali ricorrono le fanciulle greche. «San Giovanni, egli scrive, è per queste ragazze quello che San Nicolò è per le giovani di molti paesi d'Italia, il quale, dappoi che dotò tre fanciulle per condurre ad onor lor giovinezza, facendo il miracolo del pomo d'oro, venne generalmente considerato il protettore delle pitocche, tanto più che difficilmente ne troverebbero uno in terra, e al certo è meglio averlo in paradiso che qui, ove lo stesso patrocinio è spesso pericoloso. Le zitelle dell'isole dell'Egeo, nella vigilia della festa di quel santo, riunisconsi insieme in varii drappelli, sia nelle chiuse stanze, sia nell'aperto de' campi, con un bel pomo in mano, che però è meno bello delle fiorite lor guance; e la prima cura in cui si occupano dopo qualche colloquio amichevole, o qualche giuoco innocente, è di farsi recare dell'acqua da un secchio, o da una sorgente. La persona ch'è incaricata di tale uffizio non deve proferire alcuna parola, ed è perciò che quell'acqua è detta acqua secreta. Avuta che la s'ebbe, se ne riempie un gran vaso, entro il quale ciascuna ragazza mette il suo pomo, indi coprono il vaso, e lo chiudono a chiave; finita questa operazione, lo collocano sopra la terrazza della casa, o su d'un luogo elevato, un poggetto, se in campagna; ed ivi lo si lascia all'aria libera durante la notte. Nel domani, cioè nel giorno della festa del santo, voi vedete quelle angeliche creature prese da una curiosità e trepidezza inesprimibile, stringersi di nuovo insieme, finiti i vespri della chiesa; ned è a temere che alcuna tardi a raggiungere le sue compagne. Postesi in ginocchio, d'accordo innalzano una tenera e divota preghiera a San Giovanni, la quale in conclusione non è che una invocazione ad Amore. Cantato quest'inno, si fanno recare di nuovo il misterioso vaso pieno d'acqua, che vien portato con somma precauzione; tosto che l'hanno dinanzi, piene di una impaziente sollecitudine, lo aprono e ciascuna alla sua volta prende un po' di quell'acqua secreta per versarla in un piccolo vaso, nel quale pone anche il pomo che il giorno addietro aveva tuffato nel vaso maggiore; e fatti tre segni di croce sì sopra l'uno che l'altro dei due recipienti, comincia così ad apostrofare il santo nuvolato: «oh gran santo Giovanni! fa che s'io debba sposare N.... questo vaso giri a destra, e, se non deve essere mio sposo, si volga a mancina.» Quella delle giovani che pronunciò questa preghiera, congiunge le mani in atto supplichevole, e tenendo i pollici elevati e disgiunti tra loro, si mette davanti ad una delle sue compagne, la quale fa la stessa cosa; appresso v'è una che colloca sull'estremità di quei quattro pollici così ritti il vaso che, dicesi, non manca mai di girare da sè a destra o a sinistra. Nello stesso giorno di san Giovanni pongono in opera un altro mezzo, oltre quello del vaso pensile; e consiste nel lavarsi il volto con quell'acqua secreta, in cui dev'essere già stato immerso il pomo di ciascuna; poco dopo si conducono in istrada, se chiuse erano in camera, o nel paese, se in campagna; strano è poi il primo nome di un giovine che sentan a pronunciare, sia quello che debba essere il loro sposo.» Il dottor Zecchini ricorda ancora l'uso delle fanciulle greche, per assicurarsi se sono amate, di percotere sulla mano un petalo di rosa; se il petalo scoppia, è buon segno; così il capraio di Teocrito, nella prima delle egloghe, si duole con l'amata che il petalo d'un papavero schiacciato sul braccio non avesse scoppiato.

Nell'India, il sedersi sulla coscia sinistra d'un uomo è segno di volerlo fare suo sposo; il sedersi invece sulla coscia destra è proprio dei figli e delle nuore[50]. Un moto singolare del braccio avverte il re Dushyanta dell'avvicinarsi della sposa nella Çakuntalâ di Kâlidása. I moti del corpo seguono quelli dell'anima; nell'India e in Russia, si crede ancora che l'uomo provi il bisogno di starnutare quando una donna pensa a lui.

In Italia si dice: «Chi a digiuno ha starnutato sarà nel giorno regalato o mortificato.» A me sembra, per cagione del buon senso attribuito ai proverbi, che quest'ultima parte del proverbio, ossia la mortificazione che segue lo starnuto, sia un'aggiunta posteriore[51] fatta da chi non credeva alla sincerità del primo proverbio. Gli augurii poi che accompagnano fra noi l'uomo che starnuta, i prosit, le felicità, i Dio ti prosperi, i bonheur, gli inchini che accolgono, ovunque ne arrivi il caso, colui che starnuta, sono, come parmi, un resto della superstiziosa credenza, che considerava lo starnuto come una benedizione.