I medici troveranno forse a questi augurii una ragione tutta igienica, ed avranno l'augurio che si fa allo starnutante, come uno scongiuro di qualsiasi caso apopletico che potesse cogliere l'uomo nell'atto dello starnutare. Ma io non so allora perchè non si farebbero simiglianti augurii per colui che ha un accesso di tosse, per dire d'un caso molto più pericoloso.

Stimo invece veramente che si avesse lo starnuto come avviso profetico, e interpreto pur questa credenza col mito del tuono. Il tuono è uccello di buon augurio, è il gallo che canta e farà piovere, nella mitologia vedica[52]; è insomma il nunzio della pioggia; l'uomo suscitato da Prometeo, nella mitologia ellenica, si fa sentire per mezzo di uno starnuto: ora Prometeo è un eroe tutto solare e congiunto ai fenomeni del cielo tempestoso. Raffigurato il tuono come uno starnuto del Dio, si potè agevolmente dare anco allo starnuto, in genere, la virtù di presagire. In Oriente, lo starnuto, specialmente del re, viene accompagnato da preghiere; per i Greci e per i Latini, era una specie di oracolo. È noto il culto che ebbe ne' paesi germanici il tuono e come vi si denominasse dal medesimo il giorno che noi sacrammo pure a Giove tonante, ossia il giovedì (Donnerstag). Perciò il giovedì rimase per i Tedeschi devoti alle antiche loro credenze, giorno di riposo[53] e di festa; ma il giovedì, il giorno del tuono, viene essenzialmente prescelto per compimento delle nozze, e i contadini tedeschi chiamano una bella fanciulla da marito granata del tuono[54]. Giove tuona, Giove starnuta, Giove benedice; il giorno sacro a Giove è ancora sacro a Giunone arbitra di matrimoni, ossia sacro alle nozze; Giove starnuta; Giove si sposa, l'uomo starnuta; dunque una donna ha pensato a lui; non altra origine parmi che si possa attribuire più probabile alla superstizione indiana e russa, e in parte pure italiana. Poichè, non conviene obbliarlo, se i creduli sono da compatirsi, se la credulità umana è deplorevole, l'origine della credenza ha quasi sempre un significato naturale che appaga la ragione. Ora io non so se ho precisamente indovinato qui le fonti del proverbio italiano, che riguarda lo starnuto, ma son contento di questa breve digressione che mi porge opportunità di raccomandare ai nostri raccoglitori e comparatori di proverbi la maggiore importanza ed utilità che avrebbero le loro fatiche se di alcuno dei proverbi omai messi tutti insieme (gli essenziali al meno), si muovessero finalmente a rintracciare quello che più ci rileva, cioè la loro origine mitica e storica.


IV.
Come si fa l'amore.

Sull'amore fu scritto tanto, dal Cantico dei Cantici a Stendhal. E pure il capitolo che io metto qui era ancora da scriversi. Io so che, dal più al meno, l'amore è sempre il medesimo, in sostanza; ma, nella forma, varia assai; e variano poi non poco fra loro l'amore per l'amore e l'amore pel matrimonio. Io mi lascio qui occupare da quest'ultimo soltanto.

A quale età incominciano gli amori? Non parlo degli erotici, ma di quelli che hanno per fine il connubio. La questione, presso di noi, è risolta dalla sola fanciulla; appena ella sia matura, le si può permettere d'incominciare a far l'amore.

Ma nell'India antica, ove si facevano spose di otto anni, nell'India odierna, ove si usa fidanzare le figlie a cinque o sei anni, sebbene si consegnino al marito solo fra i dieci o dodici anni, ossia soltanto dopo che abbiano dato segni di fecondità; presso i turchi ove si destina la fanciulla a tre o quattro anni, per consegnarla a dodici o tredici: nel Kirmàn, ove si promettono le fanciulle a nove anni e a tredici si sposano, non rimane evidentemente alle fanciulle nessun tempo per fare all'amore. E, in genere, si può dire che ove l'autorità paterna preme troppo la famiglia, non hanno luogo innamoramenti che conducano a nozze.

Presso i Serbi la fanciulla viene fidanzata, prima di essere matura alle nozze; ella obbedisce quindi al destino che le fa il padre. Il padre dispone pure della fanciulla tra i russi; e lo stesso avveniva nella società romana, ove la tirannide paterna era il solo governo della famiglia[55].

Il matrimonio si combinava dai parenti, che facevano gli sposi prima di innamorarli[56].