Se molti pertanto di tali matrimoni si fanno ancora tra noi ne ha colpa il diritto romano[57]. Il diritto germanico portava invece altra libertà; i Germani si sposavano assai tardi; anzi, avevano per cosa turpe che un uomo conoscesse donna innanzi ai vent'anni[58]; questo voleva dire, che, prima di imporsi un legame, l'uomo doveva sentirsi libero e liberamente imporselo. Nè ad una donna era concesso, innanzi alla sua maturità, nè fidanzarsi, nè essere fidanzata. Il diritto longobardico prescriveva i dodici anni compiuti[59]. Anche la Brunilde dell'Edda aspetta i suoi dodici inverni per darsi uno sposo. In Francia, non prima dei dodici anni, poteva una fanciulla essere sposata. In Grecia, non prima de' quindici[60]; Platone, poi, nelle Leggi e Aristotile nella Rettorica, fermano come età giusta per i maritaggi, alla donna quella che passa fra i sedici e i diciotto; all'uomo quella che cade fra i trenta e i trentacinque anni[61]; convien dire, che quell'ideale de' due filosofi rispondesse alla consuetudine già viva tra la gente più ragionevole e temperata. Così, nell'India, mentre sappiamo che l'uso esisteva di fidanzare bambini e di sposare i figli giovanissimi, il Sahityadarpan.a viene fuori con una sentenza moderatrice dell'uso: «L'uom saggio come penserà alle donne, innanzi di aver terminato il suo tempo? il sole non manifesta il rosso vespertino innanzi d'aver percorso l'intiero mondo».
Per tal modo, ora vediamo l'uso diventar legge e confermare; ora la legge diventar uso e riparare.
In Italia, a dispetto del diritto romano, le fanciulle innanzi di andar a marito, vogliono far all'amore, e in nessun paese forse si ama di più che fra noi, io non dico certo con maggior forza, ma intendo con maggior facilità, varietà e gaiezza. Qui ed in Grecia e un tantino pure in Ispagna i fidanzati si amano cantando; vi è strepito e vi è pompa ne' nostri amori; perciò i nostri amori si prestano agevolmente a venir descritti. In Italia poi il canto popolare è quasi tutto amore: e ci sovrabbonda.
Quale contrasto fra le nostre fanciulle da marito e la serba Roskanda vittima di Marco Cralievic', in onore della quale la poesia canta: «La fanciulla crebbe rinchiusa, crebbe, dicono, quindici anni, nè vide sole nè luna[62]». Si lotta qui ancora e in Grecia e in Ispagna contro la gelosia de' parenti; ma essa non basta ad arrestare ne' suoi amori la giovine coppia che si vuol sposare. In un racconto popolare spagnuolo[63], l'amante inveisce, con una strofa, contro la vecchia suocera, e in un canto popolare[64] disfida il padre della fanciulla ch'ei vuole far sua.
Amore, nel mezzogiorno, è audace e non ha scrupoli e non fa differenza, o, come dice Pietro Belfiore, nella Tancia di Buonarroti il giovine[65]:
. . . . . . . non la guarda al casato,
Nè fa provanze, o leggi Prioristi;
Ma ch'egli agguaglia il piccin col maggiore,
E nobiltà non guarda, nè onore.
Amore fra noi è un vero attacco, che si fa col canto. Nell'Abruzzo teramano, piglia talora forma di una caccia[66], e se la fanciulla si mostra ritrosa, sono schioppettate di versi insolenti che la maltrattano.
A Mineo in Sicilia, sembra, ad un assedio per approcci, l'amante fa tanti passi quanti sono i versi ch'egli canta; all'ultimo verso, che chiamano piede, egli fa pure l'ultimo passo, e si trova sotto la finestra della innamorata. In altre parti della Sicilia, amore è seduzione; la comare tenta il cuore della fanciulla, con le lodi del giovine:
Signura zita[67], signora damuzza[68]
Voi siti ciuri[69] di vera biddizza[70]
Lu vostru zitu si tagghia e sminuzza
E cè sguagghia[71] lu cori a stizza a stizza[72]
Beddu[73] diamanti aviti a ssa[74] manuzza[75]
'N pettini d'oru 'ntra ssa biunna trizza[76]
Quannu[77] si 'nguaggirà[78] ssa zitiduzza
Spinci[79], Amuri, bannera[80] d'alligrizza.
Vi fazzu, 'ngnura[81] zita, la bon'ura,
Cu ssa facciudda[82] di 'na ninfa antera[83]
Aviti li vranchizzi[84] di la luna,
E lu sblennuri[85] di 'na nova sfera[86];
Aviti un garzuneddu ca v'adura,
Ch'è chinu di biddizzi di primera;
Gesù lodatu sia ca junci ss'ura,
Si junci tu stinnardu[87] e la bannera.
'Ngnura zita, vi fazzu la bon'ura,
Facci 'nfatata di ninfa sirena,
Ccà[88] cc'é lu vostru zitu chi v'adura,
Chinu di fantasia tuta sirena:
'Ntra ssu pittuzzu portati la luna,
E 'intra li manu lu suli, Gna Mena[89],
E sia ludata 'sta jurnata e 'st'ura,
Guditivi lu munnu sanza pena.