Più spesso il seduttore è il damo stesso, come in un canto popolare piemontese inedito, il quale io pubblico qui non perchè, secondo la variante del Nisard,

Il faut de l'inédit, n'en fût-il plus au monde,

ma perchè questo dialogo in versi fra il pretendente e la dama, goffo com'è, rende ad evidenza i rozzi amori delle campagne piemontesi, dove spesso una crollata di spalle od uno sgarbo simigliante della ragazza che accompagni un suo sorriso è un'eloquente maniera d'invito. Si cantava, un tempo, a Riva di Chieri, nella prima visita che il giovine faceva alla stalla della ragazza. La ragazza finisce con una risposta insolente, dove accenna, come se ella ama poco, egli ama punto, dopo la quale, probabilmente, ella si ritirava ridendo, e col suo riso, impegnava l'amante al ritorno:

— Bela fìa d'l faudal rigà,
Seve cuntenta che 'l me braie a tucu vost faudà?
— El me faudà l'è d' canavassia,
Venta tuchelu cun bela grassia.
— Oh bela fìa, stala fr'sca l'eva ant la sìa?
— A sta fr'sca e dulenta.
— Si turneisa n'autra seira, sariive cuntent?
— O cuntenta, o no, p'r na volta venta nen di che d'no.
— O bella fìa, chi sei tant bin risponde,
L'acqua d'l mar va a bell'unde.
— O bel unde, o bei saut,
Mì sai rispunde sussì e d'autr.
— Bela fìa, la vostr'amur l'è parei d'la mia?
— La mia füssa parei d'la vostra savrìa deve risposta.
— Bela fìa, la vostr'amur l'è parei d'la mia?
— La mia l'è sut al tavul, la vostra l'è a ca d'l diavul[90].

Negli Apennini liguri, gli innamorati cantano la seguente canzone, che io ricevo dalla gentilezza del Celesia: la fanciulla non vuole aprire all'amante ma al fidanzato; perciò il giovine promette ritornare il giorno dopo con l'anello. Se non sia intieramente opera di popolo, questa canzone spira tutta la grazia e naturalezza dei canti popolari:

— Chi picca la mia porta?
Chi l'è che picca lì?
— L'è il vostr'amant, Maria;
Vi prego in cortesia,
Bella, vegnì a dervì[91]
— V'ho mai dovert[92] a st'ora,
Nanca vi vôi dervì[93];
Son scalza, in camisola,
Mi[94] dentro e voi di fora,
Sté[95] lì fin che l'è dì.
— La porta di voi, bella,
Mai più la vederò,
Me fate[96] un gran disdegno,
Lo porterò per segno,
Fin che scamperò.
— Se vú mì bandonate,
Mì 'm morirò d' magon[97];
Ma 'm[98] preme il mio onore
Tant come il vostro amore;
Abbié[99] un po' compassion.
— Se il raggio della luna
Splendesse come il sol,
Mì vorris scriv[100], Marìa,
La vostra scortesìa
In lod del vostr'onor.

— Vi las la bonasira[101];
Diman ritornerò;
Vi porterò ú anello[102]
Tutto dorato e bello;
Con quel vi sposerò.

Dalla lingua adoperata in questo canto mi parrebbe che esso fosse passato in Liguria dal Monferrato, mentre poi vi spira dentro un'aura di serenata provenzale.

Nel Canavese è popolarissima una canzone che chiamano Martina, la quale cantata forse, in antico, da un così detto Martino di Madonna che tornava dalla fiera con un dono per la sua innamorata, o per il padre di essa, si ripete ora innanzi alla porta delle stalle dai giovani pretendenti e dalle ragazze che vi sono ricercate, chiamate le vioire ossia le vegliatrici. È una gara di canto. Vi sono strofe obbligate che tutti sanno a memoria; ve ne sono altre intermedie che conviene improvvisare; se quei di fuori, cioè i giovani, s'arrestano nel canto e non trovano più la via di continuare, non pure non viene loro aperto l'uscio dalle vegliatrici, ma essi si raccomandano alle gambe per non lasciarsi riconoscere e per evitare il ridicolo; se, invece, s'imbrogliano le vegliatrici, i giovani irrompono nella stalla, urlano e sghignazzano per la riportata vittoria.

Quindi si danno liberamente a corteggiar le loro dame; ma se, mentre essi corteggiano, arriva un'altra brigata di giovani per cantar Martina e dal canto escono pur questi con onore, si apre alla nuova brigata ed i primi venuti se ne vanno, per la necessità di obbedire al proverbio canavesano che dice: chi ch'a l'a môt ch'ansaca[103]. Ecco ora le strofe obbligate della canzone Martina; prima delle ultime due strofe vanno le improvvisate, le quali possono essere molte o poche, secondo la pazienza od impazienza degli innamorati[104]:

I giovani: Oh! buña seira, vioire,
Corpo d' mi! buña seira.
Oh! buña seira, vioire,
O vioire, buña seira.