Le giovani: Chielu ch'a j'è lì d' fora?
Corpo d' mi, chi ch'a j'è lì?
Sangh d' mi; chi ch'a j'è fora?
Chielu? chi ch'a j'è lì?

I giovani: I sun Martin d' Madona,
Corpo d' mi! i sun Martina,
I sun Martin d' Madonna
Sangh d' mi! Martin Martina,

Le giovani: Duv sestu stait, Martina?
Corp d' mi! duv sestu stait?
Duv sestu stait Martina?
Sangh d' mi! duv sestu stait?

I giovani: A la gran fera, vioire,
Corpo d' mi! a la gran fera,
A la gran fera, vioire,
Sangue d' mi! a la gran fera,

Le giovani: Cos l'astu cumprà d' fera,
Corp d' mi! cos t'as cumprà?
Cos l'astu cumprà d' fera,
Sangh d' mi! cos t'as cumprà?

I giovani: Un bel caplin, vioire,
Corp d' mi, vioire, ün caplin.
Un bel caplin, vioire,
Sangh d' mi! vioire, ün caplin.

Le vegliatrici seguono a domandare col canto come sia ornato il cappello, quanto costi, a chi sia destinato: se i giovani rispondono finalmente che esso va al padrone della stalla, le vegliatrici per lo più si dichiarano contente; allora i giovani ripigliano:

I giovani: Dörbimi l'üss, o vioire,
Corpo d' mi, dörbimi l'üss,
Dörbimi l'üss, vioire,
Sangh d' mi, dörbimi l'üss.

Le giovani: Eco düvert, Martina,
Corpo d' mi, l'üss è düvert,
A l'è düvert, Martina,
Sangh d' mi, l'üss è düvert.

Il canto era già caro agli innamorati romani, come parmi rilevare dal Curculion di Plauto[105]; ma in Toscana, particolarmente, l'amore visse e vive di canto. Nel mese di maggio, altrimenti chiamato mese degli amori, mese degli asini[106], mensis hilaritatis, si festeggia qui la natura che si rifeconda e il canto viene ad accompagnare questo allegro ridestamento; e poichè il mondo vegetale e l'animale si danno vita reciproca, si benedice ai campi e si preparano nuove spese, si porta in giro un albero fronzuto, il così detto maio, carico di fiori e frutte, come segno che la natura è ridesta, e si pianta innanzi all'uscio delle belle come augurio di una fecondità novella. Ma in Italia è difficile immaginare una festa senza suoni e canti; in Toscana, ove il maggio si festeggia, cantano pure il maggio, e maggio, per l'appunto, si addimanda questa canzone. A San Romolo, paesello, che dista due sole miglia dal luogo in cui scrivo, il primo di maggio, usavano raccogliersi sotto un padiglione dodici garzoni e dodici fanciulle per cantare il maggio; in altre parti della Toscana e nel Perugino, usano i maggiaiuoli andare attorno in brigata, di casa in casa, presso le varie innamorate, che discendono a regalarli di uova, formaggio, berlingozzi, rinfreschi e simili presenti. Il Tigri[107] riferisce due delle antiche canzoni che si cantano per calendimaggio, ossia il primo giorno di maggio; la seconda soltanto fa all'oggetto nostro ed è questa: