Non di rado ancora le ragazze si attirano dietro i giovani, quando muovono vestite pomposamente nella processione del Corpus Domini. E queste nostre processioni mi richiamano in mente la descrizione che ci fa Senofonte Efesio delle nozze di Abrocome ed Anzia. «Celebravasi la festa di Diana, solennità del paese, andandosi dalla città al tempio, per lo spazio di sette ottavi di miglio. Era d'uopo che gissero in processione tutte le donzelle di quella contrada, sontuosamente adorne ecc.... Poichè costumanza era in quella ragunata di trovare gli sposi alle pulzelle e le donne ai garzoni»[117].
Ma dove l'amore piglia più spesso radice è nelle stalle. Ordinariamente, quando il giovine vi entra, sa già quello che va a cercarvi; ma rimane, per contro, ancora incerto, se la ragazza da marito, o mariora, come in Piemonte la chiamano, lo voglia o no. Per non esporsi alla vergogna di un rifiuto, egli manda alcuna volta innanzi il così detto messaggiero d'amore.
V.
Il messaggiero d'amore.
Lasciando stare i cigni, le colombe, gli sparvieri, gli uccelli insomma della leggenda popolare, che portano le novelle agli amanti, messaggiero d'amore, sensale, mezzano[118], baccelliere[119], marussè[120] o malossè[121], camerata[122], ruffiano[123], domandatore[124] sono varii appellativi, che si danno in Italia al procuratore di matrimoni[125], il quale talvolta si confonde pure col paraninfo, di cui avremo occasione di ragionare nel secondo libro di quest'opera.
A me piace notare fra gli altri il titolo di baccelliere[126], per l'etimologia significativa della parola. Poichè baccelliere viene da baculus, e ricorda, per l'appunto, il bastoncello degli antichi ambasciatori, a incominciare dal caduceo di Mercurio, l'ambasciatore degli Dei. Il bazvalan, ossia procolo de' Bretoni[127], ed i procoli ungheresi, portano ancora tali bacchette, ornate di nastri e fiori, quando muovono a fare la domanda della sposa. Presso i Bretoni, l'ufficio di bazvalan è un privilegio de' sarti, i quali vi mettono zelo singolarissimo. Essi devono sapere tutta la storia della famiglia del pretendente e ridirla, al caso, come pure avere notizia di tutte le sue sostanze. Il bazvalan combina le nozze con la madre della fanciulla, fa gli inviti per le nozze medesime, ed assiste ad esse, come personaggio principale. Nell'India antica, talvolta erano due compagni o parenti del garzone che facevano da procoli presso il padre della fanciulla; talora era il guru o maestro spirituale del giovine.
Così da noi, specialmente nelle campagne, non di rado, il procolo è il parroco od il prete confessore.
In Russia, il procolo è un parente dello sposo; così per l'ordinario in Italia; questo parente fra noi è talvolta lo stesso padre; così nell'India odierna, la domanda è fatta dal padre del giovine a quello della fanciulla.
A Palermo e nel Birman[128], la procuratrice del matrimonio è invece la madre o altra donna da lei deputata; così, nel Canavese, ove non si trovi il bacialer, è una comare quella che mette insieme le nozze. Ma, quasi sempre, fra noi, la domanda ai parenti è preceduta dalla domanda del pretendente alla fanciulla, e dal consenso di questa; ossia prima il cuore dei giovani elegge, quindi la ragione dei vecchi approva o condanna.